‘A morte ‘o ssaje ched’è?… è una livella.

‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘nu grand’ommo
trasenno stu canciello ha fatt’ ‘o punto
c’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme

A cinquant’anni dalla sua morte, Totò sembra abbia smentito se stesso, ovvero l’Antonio De Curtis autore dei versi appena citati. Con lui la morte non è stata una livella, ma un amplificatore di notorietà e quindi di specificità. Il 15 aprile 1967 è calato il sipario sulla sua vita, ma ciò non ha determinato affatto la perdita di tutto, di certo non la perdita del nome Totò, che ancora, dopo cinquant’anni, risuona nei tanti echi della sua arte propagatisi fino a oggi.

Continua »

«Elizabeth si era passata il pettine fra i lunghi riccioli argentei».

locandina-inferno_mymovies-it_200pxNel film di Ron Howard la «donna dai capelli argentei» del romanzo di Dan Brown è diventata una più comune signora dai capelli lisci e scuri. Il mutato colore dei capelli della direttrice dell’Organizzazione mondiale della sanità ha fatto svanire l’originalità e il fascino di un personaggio fondamentale del racconto letterario, nelle cui parole è una parte cospicua del senso del romanzo e che invece al cinema assume rilievo per essere stata un antico, ma solo possibile amore del protagonista, il professore americano Robert Langdon. Il dettaglio dei «riccioli argentei» che non ci sono più mi sembra emblematico del rapporto che c’è tra il film e il testo da cui è tratto. Un dettaglio che oggi richiama, e poteva farlo anche nel film, donne come Christine Lagarde e Janet Yellen, in un legame virtuoso della narrazione con l’attualità anche da un punto di vista estetico. Elizabeth Sinskey rimane piuttosto una di loro che non l’attrice Sidse Babett Knudsen, voluta dal regista liscia e scura.

Continua »

dario-foLa morte di Dario Fo mi ha fatto chiedere cosa lui ha rappresentato davvero nella cultura italiana del Novecento e dei primi anni duemila. Cosa ha rappresentato oltre al grammelot, a Mistero buffo, al premio Nobel per la letteratura ricevuto nel 1997, che sono i contenuti e gli aspetti della sua carriera artistica più citati sempre e in particolare ora che lui non c’è più. Perché un grande uomo di teatro come Dario Fo non è solo il suo curriculum, piuttosto il filo che unisce tutto ciò che ha fatto.

Continua »

La morte di Umberto Eco ha portato o riportato l’attenzione sulla semiotica e sul medioevo, una disciplina e un’epoca che sono stati gli ambiti in cui egli ha operato, come docente e come romanziere. In genere li si considera separatamente, la semiotica dal medioevo e viceversa, trascurando così le analogie che possono esserci e che sono evidenti proprio nell’opera di Eco. Il punto di incontro più noto è Il nome della rosa, romanzo del 1980, anch’esso tornato ad una maggiore attenzione in queste settimane.

Continua »

Umbero Eco_thedianerehmshow.org

Al mondo ci son dei monumenti
che non amano star sul piedistallo,
ma vogliono passeggiare, contenti
di più se in groppa ad un cavallo.

Altri, invece, son molto attenti
a non esser colti mai in fallo,
sul breve spazio sempre presenti
e in quella posa ci fanno il callo.

Un anno fa uscì Sottomissione,
guardando avanti senza posa,
e l’ultimo di Eco, un’inversione.

Ebbe la sua docenza gaudiosa,
ancor della tesi guida l’azione,
ma stà solitaria la prima rosa.

 

stampa

Indossava una marsina azzurra, una bellissima marsina azzurra. E fu l’unica mattina, «dissero alcuni, amanti degli aneddoti», in cui gli si vide in volto «un autentico e tenero sorriso». Era l’8 giugno 1794 e si celebrava la festa dell’Essere supremo, in piena Rivoluzione. Il cielo di Parigi era invaso da «una luce celeste». Una «limpidezza inaudita», rara o forse unica. Lui era Maximilien Robespierre — l’uomo che indossava la marsina azzurra, non l’Essere supremo. Nel suo caso è d’obbligo specificare, per evitare confusioni pericolose. Perché lui stesso, l’Incorruttibile, su questo è sembrato confuso.

Continua »

Siamo al 25 aprile 2015, giorno del settantesimo anniversario della Liberazione. Dopo aver ripercorso in un altro articolo la cronologia essenziale dei fatti accaduti dalla metà del 1943 al 25 aprile 1945, è tempo di cogliere la lezione di ciò che è stato in quegli anni. È tempo di cercare, in definitiva, il senso più autentico delle celebrazioni di quest’anno. Continua »

 

Non provavo nessuna soddisfazione nel ritrovarmi in mezzo ai miei simili.

François

 

François è un professore universitario di Parigi, studioso ed esperto dello scrittore Joris-Karl Huysmans (1848-1907), parigino anch’egli, ma di un altro secolo. François è il protagonista, la voce narrante e la coscienza in cammino di Sottomissione, il romanzo di Michel Houellebecq, uscito in Francia il 7 gennaio scorso e in Italia il 15. Esattamente in cammino, coscienza in cammino, En route, come il titolo del romanzo di Huysmans del 1895. Perché Huysmans è il riferimento esistenziale di François, non solo l’autore oggetto degli studi di una vita, sebbene ancora giovane.

Continua »

«che cosa è l’uomo perché te ne ricordi
il figlio dell’uomo perché te ne curi?»

L’idea che gli uomini hanno di se stessi è una questione che ritorna. Le parole di un salmo (8, 5) pongono una domanda frequente nella storia degli uomini, nei fatti personali come nelle vicende comuni. Le risposte date sono tra gli elementi più determinanti nel caratterizzare una vita o un’epoca. Quella del salmo è una delle tante. Cos’è l’uomo?

«Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato.» (8, 6)

Si, una delle tante. Ma anche un paradigma, una sintesi efficace. Continua »

1. La longue durée
2. Il caso esemplare: i domenicani a Verbicaro

 

Il libro del prof. Leonardo R. Alario Conventi, chiese e figli di San Domenico della Diocesi di Cassano, pubblicato l’anno scorso da Falco Editore, offre lo spunto per alcune considerazioni sul territorio preso in esame e più in generale sulla storia e sul presente. Tra i due termini — storia e presente — c’è un legame stretto, più di quanto la lettera non dica, senza il quale la storia diventa erudizione sterile e il presente perde la propria identità. Ripeterlo è sempre utile.

Il tema del libro è la presenza dei padri domenicani nella diocesi di Cassano Ionio, svolto attraverso l’indicazione dei documenti che ne permettono la conoscenza e la narrazione. La diocesi di Cassano ha coinciso fino al 1979, anno di riordini territoriali ecclesiastici, con l’estremità settentrionale della Calabria, dallo Ionio al Tirreno. I capitoli del volume, quindi, sono dedicati ai conventi di Altomonte, Saracena, Castrovillari, Laino Borgo, Verbicaro, Amendolara e Cassano; ai domenicani illustri della diocesi; a figure degne di nota. Alario è così autore di un repertorio accurato di fonti, redatto col proposito di «offrire ai giovani studiosi locali un primo covone d’informazioni necessarie, soprattutto sui documenti di non facile reperibilità e, talora, di più difficile consultazione». Continua »