Indro Montanelli
Da una guerra nasce la Repubblica1

 

La guerra perduta ha cambiato i destini d’Italia. Dal disastro militare fu travolto il fascismo, tra le macerie dell’8 settembre nacque la Resistenza, gli errori e le colpe della monarchia che aveva avallato l’intervento a fianco della Germania nazista portarono alla Repubblica. Continua »

70liberazionefooterIl 25 aprile di quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della Liberazione. Nel 1945 in quella data ci fu l’insurrezione generale delle città del nord, tra esse Milano. L’Italia fu liberata dall’occupazione nazista e dai fascisti della Repubblica Sociale di Salò.

Il senso di un tale anniversario è ricordare l’avvenimento di cui si celebra la ricorrenza, raccontarlo alle generazioni che non lo hanno vissuto direttamente, farlo conoscere a chi lo ignora del tutto. Ma anche ricostruirlo in modo rigoroso, quindi conoscerlo meglio e valutarne gli esiti. Coglierne la lezione che attraverso i decenni — ormai sette per il 25 aprile — arriva fino al presente e che, in definitiva, ne giustifica il ricordo, lo studio, la celebrazione festosa.

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Non provavo nessuna soddisfazione nel ritrovarmi in mezzo ai miei simili.

François

 

François è un professore universitario di Parigi, studioso ed esperto dello scrittore Joris-Karl Huysmans (1848-1907), parigino anch’egli, ma di un altro secolo. François è il protagonista, la voce narrante e la coscienza in cammino di Sottomissione, il romanzo di Michel Houellebecq, uscito in Francia il 7 gennaio scorso e in Italia il 15. Esattamente in cammino, coscienza in cammino, En route, come il titolo del romanzo di Huysmans del 1895. Perché Huysmans è il riferimento esistenziale di François, non solo l’autore oggetto degli studi di una vita, sebbene ancora giovane.

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Ieri ho scritto sulla Marcia repubblicana di Parigi e della Francia, indicandola e apprezzandola come manifestazione della coscienza e della fierezza di essere cittadini. Sono valori francesi, i valori della Rivoluzione, vivi ancora oggi. Ho evitato cenni alla libertà di espressione per non confluire nella retorica — a volte noiosa — di questi giorni, ma soprattutto perché penso non sia quella la questione. Mi è sembrato inopportuno argomentarlo ieri, lo faccio oggi.

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Sette secoli or sono, nel 1314, Jacques de Molay, maestro dei templari, finiva i suoi giorni sul rogo, a Parigi, per volere del re di Francia Filippo il Bello. Era la sera del 18 marzo, un lunedì. La data che però è legata alla fine dell’Ordine religioso è il venerdì 13 ottobre. Sette anni prima, infatti, nel 1307, iniziava quel giorno la caccia ai templari, operazione tra le più violente della storia, che si compì proprio con la soppressione dell’Ordine e la morte di de Molay. Quei cavalieri sono tra le immagini più espressive del medioevo, sebbene offuscati dal mito e controversi, ma certamente longevi. Tanto da indurre a considerare il venerdì 13, proprio per la loro fine, giorno di sorte avversa. Continua »

L’annuncio del presidente Obama alla vigilia dell’11 settembre, di «una vasta coalizione per respingere la minaccia terrorista» dello stato islamico,1 mi ha fatto pensare alla Lega santa che nel 1571 distrusse a Lepanto la flotta ottomana. Dopo quasi cinque secoli, lo scontro cruento tra Occidente cristiano e Oriente islamico è ancora attualità. Ciò dice che l’oggetto del contendere non è un’inezia. Continua »

1. La longue durée
2. Il caso esemplare: i domenicani a Verbicaro

 

Il libro del prof. Leonardo R. Alario Conventi, chiese e figli di San Domenico della Diocesi di Cassano, pubblicato l’anno scorso da Falco Editore, offre lo spunto per alcune considerazioni sul territorio preso in esame e più in generale sulla storia e sul presente. Tra i due termini — storia e presente — c’è un legame stretto, più di quanto la lettera non dica, senza il quale la storia diventa erudizione sterile e il presente perde la propria identità. Ripeterlo è sempre utile.

Il tema del libro è la presenza dei padri domenicani nella diocesi di Cassano Ionio, svolto attraverso l’indicazione dei documenti che ne permettono la conoscenza e la narrazione. La diocesi di Cassano ha coinciso fino al 1979, anno di riordini territoriali ecclesiastici, con l’estremità settentrionale della Calabria, dallo Ionio al Tirreno. I capitoli del volume, quindi, sono dedicati ai conventi di Altomonte, Saracena, Castrovillari, Laino Borgo, Verbicaro, Amendolara e Cassano; ai domenicani illustri della diocesi; a figure degne di nota. Alario è così autore di un repertorio accurato di fonti, redatto col proposito di «offrire ai giovani studiosi locali un primo covone d’informazioni necessarie, soprattutto sui documenti di non facile reperibilità e, talora, di più difficile consultazione». Continua »

copertina Lettere dalla LocrideLettere dalla Locride è il libro di Ilario Ammendolia edito da Sensibili alle foglie, chiuso in stampa nel maggio scorso. Un testo sulla Calabria con un titolo antico, distante dalle suggestioni frivole o dall’ironia banale di oggi. Solo nel sottotitolo, La Costituzione tradita, c’è un richiamo al presente, a un tema importante, che però la frivolezza e la banalità nazionali hanno conquistato e svilito.

Lettere dalla Locride è un’analisi accorata e garbata, ma lucida e ferma. Non lo definisco un libro di denuncia perché questo lo inserirebbe in una categoria dell’editoria italiana diventata commerciale, in un gioco delle parti che ha reso il dibattito nazionale, scritto e parlato, una forma della commedia dell’arte. L’intenzione dell’autore è di raccontare e stimolare non di spettacolarizzare per vendere. Si tratta di un «j’accuse» — con riferimento esplicito al Zola del caso Dreyfus — sulla inefficacia dell’attuale lotta alla ‘ndrangheta, affrontata come «questione criminale» del tutto staccata dalla «questione meridionale», che invece ne è la causa. Impegno sterile, dunque. Tanto evidente da far pensare alla malafede.

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Il sangue come espressione. Una parte di sé, la parte che più di altre è sinonimo e veicolo di vita, diventa segno. Accade dalle origini dell’umanità. Il sangue come linguaggio. Considerato primitivo, sia nel senso di originario, sia nei sensi di rozzo e disumano. Che lo sia fin dalle origini è un fatto, che per questo possa o debba essere rozzo e disumano è un’opinione. Il sangue come elemento culturale. Una comunicazione muta, eppure efficacissima, per dire i fondamenti di un pensiero, di una fede, di una vita. Continua »

Il cinquantesimo anniversario della morte di John Fitzgerald Kennedy ha mostrato due diversi approcci a ciò che accadde a Dallas il 22 novembre 1963. Da una parte l’attenzione verso la ricostruzione dei fatti e la successiva loro lettura. Dall’altra opinioni sulla figura del presidente Kennedy, frutto di una seleziona di cosa considerare e cosa tenere in minore o in alcun conto. Continua »