Essere sobri e attuare ciò che è possibile, e non reclamare con il cuore in fiamme l’impossibile, è sempre stato difficile; la voce della ragione non è mai così forte come il grido irrazionale. Il grido che reclama le grandi cose ha la vibrazione del moralismo; limitarsi al possibile sembra invece una rinuncia alla passione morale, sembra il pragmatismo dei meschini. Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell’umanità dell’uomo e delle sue possibilità. … Non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica.

Joseph Ratzinger

 

La preoccupazione principale delle Sacre Scritture è la tutela della famiglia e uno spazio sano per i figli, che in ogni caso vengono dalle coppie eterosessuali. Di conseguenza io propendo per una gerarchia di valori e non, in linea di principio, per una parità di diritti.

Carlo Maria Martini
(1927-2012)
Conversazioni notturne a Gerusalemme, 2008

 

Il progetto come mero impulso all’azione è vacuo e vano, per cui bisogna dare priorità all’analisi della realtà e alla sua comprensione con i metodi e le fonti dell’analisi storica. Un preliminare assolutamente necessario per il Mezzogiorno, che deve ripensare il suo passato e il suo presente, in uno con la necessità dell’intellettuale di meditare sul ruolo e la funzione nella società, sollecitando il pensiero critico. Una finalità che non è solo dell’uomo di cultura in senso stretto, ma di chiunque risulta investito delle responsabilità di classe dirigente. Due categorie alle quali nel contesto meridionale vanno imputate, all’una la tendenza al municipalismo e la refrattarietà al pensare criticamente, all’altra l’incapacità di contemperare il proprio operato con la consapevolezza del sapere storico e dell’etica pubblica, che in questi esponenti determina infine la debolezza dell’impegno civile con l’inclinazione ad essere succubi della politique politicienne.

Saverio Napolitano
Il senso della storia, 2015

 

I popoli ricchi hanno indici di crescita demografica molto bassi o addirittura negativi. I popoli poveri crescono invece a ritmo intenso. Tutto sembra essere predisposto per determinare uno sconvolgimento etnico di proporzioni planetarie.
Di fronte alla grandiosità del sommovimento in corso, né il pessimismo né l’ottimismo sembrano stati d’animo opportuni. Ci si trova in presenza di un evento altamente drammatico, qual è la fine di una civiltà [la civiltà agricola] nata più di diecimila anni or sono. E nello stesso tempo la civiltà nuova stenta a configurarsi.
Chiunque abbia la capacità di riflettere su questa formidabile lacerazione della storia non può fare a meno di percepirla dentro di sé. La cultura di ognuno sta andando in pezzi, né si sa quali frammenti di essa serviranno in futuro per comporne un’altra.

Piero Melograni
(1930-2012)
1996

 

La partecipazione cattolica alla Resistenza non coinvolse solo pochi intellettuali, ma strati molto più ampi di popolazione soprattutto nelle campagne, e quindi si legò alla presenza di quei contadini che, come diceva appunto Salvemini, segnarono la sconfitta della tradizione sanfedista ed antirisorgimentale delle campagne italiane.

Claudio Pavone
storico

Gli anni eroici e tragici della Resistenza →

 

La Resistenza rivestì carattere di massa costituendo alla fine il maggior titolo di vanto del nostro governo nei rapporti e nei negoziati con gli alleati. Esso però poté manifestarsi da noi solo dopo che le circostanze della guerra ebbero scosso dalle fondamenta monarchia e fascismo.
Senza la guerra è difficile immaginare come e quando l’Italia avrebbe potuto sbarazzarsi del fascismo.
Attraverso la Resistenza e la lotta al tedesco invasore, i contadini si trovarono per la prima volta nella storia d’Italia ad agire come artefici e protagonisti di un grande movimento democratico e popolare. La campagna nel clima della Resistenza si politicizzò, si collegò con le esperienze della lotta antifascista, conobbe tentativi di governo autonomo e democratico. Questo fenomeno nuovo, insieme alla presenza di tanta parte del clero urbano e rurale nei quadri della Resistenza, stabilisce una differenza fondamentale fra il Risorgimento, cui mancò la partecipazione contadina e dei cattolici militanti, e la Resistenza.
Dunque, la Resistenza in Italia non ebbe solo carattere patriottico-militare, non si esaurì in un movimento di pura lotta contro il nemico invasore, ma fu anche un potente movimento politico-sociale, che tendeva a rinnovare le strutture della società italiana e a dare un contenuto democratico non formale, non di vecchia tradizione liberale prefascista, al futuro Stato repubblicano.

Gabriele De Rosa
(1917-2009)

L’anniversario della Liberazione →

 

L’impegno [intellettuale] oggi è come un titolo di Borsa. Redditizio, speculativo, troppe volte tossico. Perché, come dice la parola stessa, impegnarsi dovrebbe essere il «mettere in pegno», a favore di una causa superiore e universale, la propria credibilità di autore, ottenuta grazie a un successo di critica o di pubblico. E invece, sempre più spesso, accade il contrario: gli intellettuali ricavano autorevolezza per sé e rivalutazione per le proprie opere grazie alle battaglie pubbliche che intraprendono. Mettono cioè in pegno l’impegno stesso.

Luca Mastrantonio
Intellettuali del piffero, 2015

 

… la specificità della letteratura, arte maggiore di un Occidente che si va consumando sotto i nostri occhi, non è molto difficile da definire. Al pari della letteratura, la musica può determinare uno sconvolgimento, un ribaltamento emotivo, una tristezza o un’estasi assolute; al pari della letteratura, la pittura può generare uno stupore, uno sguardo nuovo posato sul mondo. Ma solo la letteratura può dare la sensazione di contatto con un’altra mente umana, con l’integralità di tale mente, le sue debolezze e le sue grandezze, i suoi limiti, le sue meschinità, le sue idee fisse, le sue convinzioni; con tutto ciò che la turba, la interessa, la eccita e le ripugna. Solo la letteratura può permettere di entrare in contatto con la mente di un morto, in modo più diretto, più completo e più profondo di quanto potrebbe fare persino la conversazione con un amico; per quanto profonda e solida possa essere un’amicizia, in una conversazione non ci si abbandona mai così completamente come davanti a una pagina bianca, rivolgendosi a un destinatario sconosciuto.

Michel Houellebecq
Sottomissione, 2015

 

Il multiculturalismo afferma che persone di radici diverse possono coesistere, possono imparare a leggere la banca immagini di un altro, possono e devono guardare al di là delle frontiere di razza, lingua, sesso ed età senza pregiudizi né illusioni, e imparare a pensare sullo sfondo di una società eterogenea; osserva, sommessamente, che alcune delle cose più interessanti della storia e della cultura avvengono nell’interfaccia tra più culture; vuole studiare situazioni di confine, non solo perché affascinanti in sé, ma perché la loro comprensione può essere fonte di un poco di speranza per il mondo.

Robert Hughes
(1938-2012)

 

Fernand Braudel (1902-1985)

Per me, la storia è la somma di tutte le storie possibili — una raccolta di mestieri e punti di vista, di ieri, di oggi, di domani. L’unico errore, a mio parere, sarebbe quello di scegliere una di queste storie a esclusione delle altre.

Fernand Braudel
(1902-1985)

I domenicani e la longue durée →

 

Camille Pissarro, Frutteto in fiore a Louveciennes, 1872 (nga.gov)

Beati sono quelli che vedono il bello in posti semplici ed umili dove gli altri non vedono nulla.

Camille Pissarro
(1830-1903)

Gemme dell’impressionismo →

 

 Edgar Degas, Cavalli nella brughiera (nga.gov)

Arte non è quello che vedi ma quello che fai vedere agli altri.

Edgar Degas
(1834-1917)

Gemme dell’impressionismo →

 

 Carpentras, BM, ms 0054, f 001v (bvmm.irht.cnrs.fr)

Non si tratta di provare nostalgia per il Medioevo, ma di comprenderlo. La nostra vita è un mestiere, quella di allora un’esistenza.

Jacob Burckhardt
(1818-1897)
storico

 

Non si produce la prosperità scoraggiando la parsimonia.
Non si rafforzano i deboli indebolendo i forti.
Non si aiutano i forti abbattendo i grandi.
Non si aiutano i salariati schiacciando i datori di lavoro.
Non si promuove la fratellanza degli uomini fomentando l’odio di classe.
Non si aiutano i poveri distruggendo i ricchi.
Non si può garantire una vera sicurezze con denaro preso in prestito.
Non si risolvono i problemi spendendo più di quanto si guadagna.
Non si fortifica il carattere e il coraggio togliendo agli uomini l’iniziativa e l’indipendenza.
Non si aiutano gli uomini se si fa al loro posto ciò che potrebbero fare da soli.

Brano di un discorso di Abraham Lincoln
che Margaret Thatcher portava sempre in borsetta

 

Regno dei cieli e conformità all’immagine del Figlio sono tutt’altro che un libretto di istruzioni su come vivere la vita, con buona pace di chi tenta di generazione in generazione di liofilizzare il vangelo in percorsi ascetici, itinerari spiritualistici o codici etici. Il Regno dei cieli è anzi — ci dice la parabola — imbattersi in un tesoro nascosto, in una perla di grande valore: lasciarsi cioè incontrare, nel vivere quotidiano, nella fatica del crescere, nei tentativi di scoprire, nello sforzo di capire, nella delusione del regredire, nell’avvilimento del soffrire, nel provare ad amare… nell’impasto di confusione e ordine che siamo… da qualcosa che si rivela al nostro cuore come promettente per una vita bella.
Leggi tutto il brano →

Carlo Maria Martini
Le ali della libertà, 2009

 

Cimabue, Maestà di Assisi, particolare (Wikipedia)

Scrivi che benedico tutti i miei frati che sono ora nell’Ordine e quelli che vi entreranno fino alla fine del mondo. Siccome non posso parlare, a motivo della debolezza e per la sofferenza della malattia, brevemente manifesto ai miei frati la mia volontà in queste esortazioni.
Cioè: in segno di ricordo della mia benedizione e del mio testamento, sempre si amino tra loro,
sempre amino ed osservino nostra signora la santa povertà,
e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa.

Francesco d’Assisi
Piccolo testamento, 1226
Fonti Francescane, 132-135
Il senso di un nome →

 

Se è vero che la borghesia come polo della lotta di classe è un semplice residuo di categorie ormai superate, altro è il discorso su quella élite, tipicamente borghese, che sente una responsabilità collettiva, se ne fa carico, e guida, sulla base di interessi generali e non solo di pulsioni particolari, l’intero sistema. […] È proprio questa borghesia che manca all’Italia.

Giuseppe De Rita – Antonio Galdo
L’eclissi della borghesia, 2011

 

Le parole nascono, vivono e muoiono come gli uomini e le civiltà che le hanno create. Abbiamo assistito alla nascita delle nozioni e dei concetti — significanti e significati — che costruiscono il discorso economico in rapporto con l’emergere del mercato autoregolatore, della moneta e dell’economia capitalistica. Continua a leggere →

Serge Latouche
L’invention de l’économie, 2005
in it. L’invenzione dell’economia, 2010
trad. di Fabrizio Grillenzoni

 

Fra due mesi dovremo eleggere lo stesso eccessivo numero di parlamentari con le stesse regole che riducono la competizione elettorale, a difesa della stessa classe politica che ha fallito. Saranno così, una volta di più, i segretari dei partiti a scegliere chi mandare in Parlamento, magari con la copertura di “primarie” riservate ai capibastone.

Tito Boeri
economista
24 dicembre 2012

 

1. «Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili».
Entriamo oggi nella Cappella Sistina per ammirarne gli affreschi meravigliosamente restaurati. Sono opere dei più grandi maestri del Rinascimento: di Michelangelo innanzitutto, ma poi anche del Perugino, del Botticelli, del Ghirlandaio, del Pinturicchio e di altri. Continua a leggere →

Giovanni Paolo II
Omelia nella Messa di inaugurazione della Cappella Sistina
dopo il restauro degli affreschi di Michelangelo
8 aprile 1994

 

L’annuncio come denuncia. Annunciare e denunciare sono due facce della stessa medaglia. Chi annuncia il Vangelo come lieta notizia, denuncia contemporaneamente l’ingiustizia, la sopraffazione, il sopruso, la criminalità organizzata, l’uso del potere per il proprio tornaconto.

don Giovanni Mazzillo
teologo

 

Nel tempo in cui la violenza diventava terrorismo, e in cui il Pci pareva assurgere al ruolo di partito dell’avvenire (sia pure in coabitazione con la Dc) il panorama della stampa italiana registrò due importanti novità: la nascita del Giornale (25 giugno 1974) e quella di Repubblica (14 gennaio 1976). Continua a leggere →

Indro Montanelli – Mario Cervi
L’Italia degli anni di piombo (1965-1978), 1991

 

Giovanni Falcone (ANSA.it)

Io credo nello Stato, e ritengo che sia proprio la mancanza di senso dello Stato, di Stato come valore interiorizzato, a generare quelle distorsioni presenti nell’animo siciliano: il dualismo tra società e Stato; il ripiegamento sulla famiglia, sul gruppo, sul clan; la ricerca di un alibi che permetta a ciascuno di vivere e lavorare in perfetta anomia, senza alcun riferimento a regole di vita collettiva. Che cosa se non il miscuglio di anomia e di violenza primitiva è all’origine della mafia? Quella mafia che essenzialmente, a pensarci bene, non è altro che espressione di un bisogno di ordine e quindi di Stato.

Giovanni Falcone
Cose di Cosa Nostra, 1991

Le parole di Falcone →

 

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio. Continua a leggere →

Pier Luigi Celli
Lettera al figlio
30 novembre 2009

 

Ancora oggi, taluno si sente liberale solo perché, ad ogni proposta di intervento dello stato, salta su come un istrice e dice che così si cammina sulla strada che porta alla tirannia comunistica, anche quando quello specifico intervento intende e non di rado riesce a promuovere la iniziativa privata e la concorrenza tra produttori.

Luigi Einaudi
Conoscere per deliberare, in Prediche inutili,
raccolta di articoli e saggi pubblicata nel 1959

 

Il compito del Capo dello Stato non è quello di essere equidistante tra due parti politiche. Sarebbe fin troppo facile. Si dà ragione una volta all’uno e una volta all’altro e si sta a posto con la coscienza. No, il compito del Capo dello Stato è quello di garantire il rispetto della Costituzione su cui ha giurato. Di difenderla a ogni costo, senza guardare in faccia nessuno. Tra il ladro e il carabiniere non si può essere equidistanti: se qualcuno dice di esserlo vuol dire che ha già deciso di stare con il ladro.
Leggi tutto il discorso →

Oscar Luigi Scalfaro
Discorso di insediamento alla Presidenza della Repubblica
Camera dei Deputati, 28 maggio 1992