La Settimana Santa di Verbicaro è un insieme di espressioni della religiosità popolare che la tradizione ha condotto fino a oggi da un passato di secoli. Si tratta di segni che ricordano la passione, la morte e la resurrezione di Cristo e che, mentre fanno questo, esprimono la devozione e la cultura del popolo.

Il primo giorno è la Domenica delle Palme. Nella tarda mattinata, dalla scalinata della chiesa di San Giuseppe, si tiene la benedizione dei rami di ulivo mostrati dai fedeli. Segue una processione fino alla chiesa parrocchiale. È il ricordo del tripudio di Gerusalemme che accoglie Gesù e lo riconosce come il Messia. Verbicaro vive l’inizio della Settimana Santa in attesa e in preparazione del triduo pasquale. Nel quartiere Calvario, vicino alle tre croci, la sera si esegue il Per tua colpa, un canto scritto a fine Ottocento dall’arciprete di allora, don Antonio Lucia (1841-1911). Il testo dice che i peccati degli uomini hanno causato la morte di Gesù; gli stessi uomini che egli ha salvato con il suo sacrificio.

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La Settimana Santa di Verbicaro entra nel triduo pasquale il giovedì dopo il tramonto, con la solenne Messa in Coena Domini, nella Cena del Signore, ricordo dell’ultima cena di Gesù con gli apostoli, quindi dell’istituzione dell’Eucaristia. Nel corso della celebrazione, un sacerdote nel ruolo di Gesù lava i piedi a dodici uomini nel ruolo degli apostoli. La Messa si conclude con la benedizione e la distribuzione dei pani della cena. Il giovedì santo richiama l’attenzione sul Cristo che accetta il proprio sacrificio e sul servizio disinteressato che ogni cristiano deve a ogni altro uomo.

Dalla mezzanotte alle due circa del venerdì, i battenti percorrono le vie del centro storico di Verbicaro con passi rapidi. Sono uomini vestiti di rosso, che si flagellano le gambe a sangue. Utilizzano pezzi di vetro conficcati nella base di un piccolo cilindro di sughero (u cardiddhi, piccolo cardo). La loro origine è legata alle pratiche penitenziali che nei secoli scorsi appartenevano a tanta religiosità monastica e confraternale. Sono l’espressione muta ma eloquente di un sentimento, un’assunzione diretta di responsabilità. In un tempo di schiamazzi senza senso, di immagini che stravolgono la realtà e di fuga dai doveri, i battenti di Verbicaro sono un richiamo forte, sebbene silenzioso, e uno spunto di riflessione per tutti.

Alle tre di notte, dalla chiesa di San Giuseppe, ha inizio la grande processione dei misteri della passione di Cristo. Si concluderà nella stessa chiesa, cinque ore dopo. È una lunga teoria di segni della passione che attraversa la parte vecchia del paese. È caratterizzata dalla presenza di uomini vestiti di bianco e incappucciati. Sono i fratelli della Confraternita di San Giuseppe. Il cappuccio rappresenta l’annullamento dell’identità, non è un segno di lutto. I fratelli di San Giuseppe, col cappuccio sul volto, esprimono una devozione senza tempo, pur essendo ancora di oggi, che non è legata a una o più persone riconoscibili, ma al fatto che qualcuno ci sia, presente e responsabile, a continuare la tradizione. Tutti uguali, tutti espressione della stessa religiosità e della stessa cultura.

Di ciò è immagine eloquente la figura del Cristo carico della croce, al centro della processione: un uomo vestito di rosso e incappucciato. La sera del giovedì egli è sorteggiato in una breve cerimonia da un gruppo di candidati. La sua identità è nascosta dal cappuccio perché egli porta la croce per tutti i verbicaresi, così come Gesù l’ha portata per tutti gli uomini di ogni tempo. Il Cristo incappucciato e ignoto è il segno dei segni della Settimana Santa di Verbicaro. Annullando la propria identità, egli assume su di sé quella di un popolo, il quale ancora riconosce i segni della propria Settimana Santa e quindi continua a esprimersi secondo un proprio linguaggio, sia pure con tante contraddizioni. Continua a raccogliersi intorno a sentimenti di pietà e solidarietà che nei secoli lo hanno formato.

Sull’origine dei battenti come anche sull’origine della processione dei misteri circolano indicazioni di anni o di secoli e varie congetture, fondate su analogie e supposizioni, quindi fuorvianti, perché finora mai sostenute da carte d’archivio o da altre fonti autorevoli. Sui battenti ho già detto e rimandato a un articolo sul tema. Per quanto riguarda la processione, essendo legata tradizionalmente in vario modo alla Confraternita di San Giuseppe, fondata a Verbicaro nel 1751, è verosimile che sia successiva a quella data. Comunque è documentata dai primi dell’Ottocento.

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Il venerdì santo a Verbicaro è il giorno della Madonna Addolorata: la morte del Figlio contemplata attraverso il dolore della Madre. È il giorno in cui proseguono, dalla sera del giovedì e dalla notte, le visite ai sepolcri di San Giuseppe e della chiesa madre. La devozione verso l’Addolorata è tra le più antiche di Verbicaro, testimoniata dall’affresco della Pietà, databile alla fine del Quattrocento, nella chiesa della Madonna della Neve. All’imbrunire, da San Giuseppe, parte la processione della statua dolente verso la chiesa madre, dove si tiene la predica di passione. Sono le occasioni finali di riflessione sulla passione di Cristo e sui dolori di una madre colpita dal sacrificio del suo unico figlio. La dignitosa umanità di Maria qui prevale sulla sua maternità divina, caratterizzandola definitivamente. Lei è donna e madre, fino in fondo. La distingue la disponibilità ad accogliere la volontà di Dio anche nella tragedia del dolore più grande. La processione di ritorno della statua dell’Addolorata nella chiesa di San Giuseppe, accompagnata dalla fiaccolata della confraternita e dalle melodie funebri della banda musicale, è il culmine dei sentimenti di partecipazione dei verbicaresi alla propria Settimana Santa, con la gratitudine di esserci stati e la speranza di esserci ancora l’anno che verrà.

Il sabato è giorno di riposo e di silenzio. La sera, nella piazza contigua alla chiesa madre si accende il fuoco nuovo, con la pietra focaia e l’esca. Segue la solenne Veglia Pasquale, che inizia con la benedizione in piazza del fuoco acceso prima. È l’annuncio della resurrezione di Gesù. Nella chiesa madre quasi al buio, un grande panno che nasconde l’altare maggiore cade al Gloria, mostrando la luce gloriosa del Risorto.

La Settimana Santa di Verbicaro, dunque, è successione di segni eloquenti, espressione di sentimenti semplici quanto antichi. Niente di tutto questo è uno spettacolo da ammirare, ma un’azione a cui partecipare con rispetto, anche quando non si è protagonisti. È atto di fedeltà, come anche di contrasti, in ogni caso momento importante della vita di un popolo.

Angelo Rinaldi
2009, 2011, 2017

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