dario-foLa morte di Dario Fo mi ha fatto chiedere cosa lui ha rappresentato davvero nella cultura italiana del Novecento e dei primi anni duemila. Cosa ha rappresentato oltre al grammelot, a Mistero buffo, al premio Nobel per la letteratura ricevuto nel 1997, che sono i contenuti e gli aspetti della sua carriera artistica più citati sempre e in particolare ora che lui non c’è più. Perché un grande uomo di teatro come Dario Fo non è solo il suo curriculum, piuttosto il filo che unisce tutto ciò che ha fatto.

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Essere un’assenza.
Di una vita, di tante vite sembra resti il sonoro.
L’abbandono e il disfacimento e la natura protagonista.
Legame, legami, contemplazione del ricordo che scompare.
Frequenza fantasma, senza emittente, priva di luogo e di tempo.

Chiara Ambrosio (@ChiaraAmbrosio)Ci sono schegge di Meridione italiano dove la memoria convive col quotidiano come il cadavere di un caro estinto tenuto in casa dalla famiglia. Legami che diventano assuefazione. Ci sono schegge di Meridione italiano dove il quotidiano convive col disfacimento. Come se fosse normale. La natura che si riprende lo spazio sottrattole dagli uomini nei secoli diventa spettacolo. Lo spettacolo degli oggetti, dei manufatti sul filo lungo dell’equilibrio tra l’essere ancora e il non essere più, condizione in cui degradano o degraderanno un poco ogni giorno. Gli spettatori sono indigeni immobili, degradanti col contesto, e stranieri curiosi, forse bramosi anch’essi del nulla. Un nichilismo della prassi, sottile e maliardo, il più tenace alleato della vegetazione in assetto da riconquista.

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Continua fino al 30 agosto la mostra Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice, curata da Vittorio Sgarbi nelle sale di Palazzo Fava a Bologna.

Monia Marchionni, Senza titoloNon si può guardare il sole, perché se ne rimarrebbe accecati. Si può guardarne la luce, la sua emanazione. Anch’essa non direttamente, ma nel riflesso dei colori. Una vallata policroma, in autunno o in primavera. Il mare grosso e brumoso d’inverno. Talvolta, in modo più diafano, un arcobaleno.

Spesso armonia è sinonimo di simmetria. Perché? Due occhi, due orecchie, due narici, due braccia, due gambe, due lobi del cervello… Destra e sinistra. L’essere umano è simmetrico quindi non può che aver fatto di questo suo carattere precipuo una parte dell’idea di armonia. Quando si dice l’uomo misura delle cose. Antropomorfismo. Continua »

Differenziare differire (Marchionni-Bellumore)Introduzione. Fondamento. Prolegomeni.

Tutto ha un inizio, ma non sempre la consapevolezza accompagna i primi passi. La consapevolezza che, quando c’è ed è dichiarata, indica il rapporto dell’idea con il tempo. Un procedere che è divenire, un inizio niente affatto inerzia, ma preludio. È la prima espressione di un’idea che vuole il suo compimento e sa di doverlo cercare in un tempo indefinito. È arte. Sentimento, riflessione, espressione, pathos.

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