secolnovo.it_20170528_132533In questi primi anni del terzo millennio, le confraternite si sono riproposte nella Chiesa cattolica tra le varie aggregazioni di fedeli laici. Infatti, papa Francesco, poche settimane dopo la sua elezione, nella giornata a loro dedicata, le ha salutate come «una realtà tradizionale nella Chiesa, che ha conosciuto in tempi recenti un rinnovamento e una riscoperta.» (Giornata delle Confraternite e della Pietà popolare, 5 maggio 2013). Il ritorno delle confraternite rappresenta il recupero di una forma di associazionismo devoto del passato nell’Occidente contemporaneo laico e laicista. È per questo una contraddizione culturale e religiosa apparente, che rende visibili le tendenze reali più profonde della società e quindi si presenta come segno dei tempi.

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1. La sanità militare italiana
2. Precetti di igiene per i soldati
3. Il capitano medico Biagio Ferrante

 

verdun_1111476c min2La Prima guerra mondiale ha presentato subito aspetti nuovi rispetto al conflitto europeo più rilevante che l’ha preceduta, la guerra franco-prussiana del 1870-1871. È stata una guerra di posizione e non di movimento, vissuta e combattuta da un numero enorme di soldati in prima linea nelle trincee invece che nei campi aperti di battaglia. C’è stato un uso frequentissimo di artiglierie, mitragliatrici e bombe a mano, armi più distruttive che in passato. Per la prima volta hanno combattuto aerei e dirigibili militari e sono state usate armi chimiche: i micidiali gas asfissianti, vescicanti, irritanti e tossici. La guerra è durata oltre ogni previsione, più di quattro anni, acuendo così ogni aspetto di nuova e maggiore tragicità.

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Essere un’assenza.
Di una vita, di tante vite sembra resti il sonoro.
L’abbandono e il disfacimento e la natura protagonista.
Legame, legami, contemplazione del ricordo che scompare.
Frequenza fantasma, senza emittente, priva di luogo e di tempo.

Chiara Ambrosio (@ChiaraAmbrosio)Ci sono schegge di Meridione italiano dove la memoria convive col quotidiano come il cadavere di un caro estinto tenuto in casa dalla famiglia. Legami che diventano assuefazione. Ci sono schegge di Meridione italiano dove il quotidiano convive col disfacimento. Come se fosse normale. La natura che si riprende lo spazio sottrattole dagli uomini nei secoli diventa spettacolo. Lo spettacolo degli oggetti, dei manufatti sul filo lungo dell’equilibrio tra l’essere ancora e il non essere più, condizione in cui degradano o degraderanno un poco ogni giorno. Gli spettatori sono indigeni immobili, degradanti col contesto, e stranieri curiosi, forse bramosi anch’essi del nulla. Un nichilismo della prassi, sottile e maliardo, il più tenace alleato della vegetazione in assetto da riconquista.

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Cito spesso una frase di Gabriele De Rosa perché è una sintesi efficace di cos’è la Calabria: «una fede profonda, tanto satura di storia, da rimanerne fuori.»1 Dove la fede può indicare non solo la religiosità, ma lo spirito inteso nel senso più ampio, il mondo interiore, le idee, i sentimenti, l’immaterialità tanto reale della vita degli uomini. Continua »

1. La longue durée
2. Il caso esemplare: i domenicani a Verbicaro

 

Il libro del prof. Leonardo R. Alario Conventi, chiese e figli di San Domenico della Diocesi di Cassano, pubblicato l’anno scorso da Falco Editore, offre lo spunto per alcune considerazioni sul territorio preso in esame e più in generale sulla storia e sul presente. Tra i due termini — storia e presente — c’è un legame stretto, più di quanto la lettera non dica, senza il quale la storia diventa erudizione sterile e il presente perde la propria identità. Ripeterlo è sempre utile.

Il tema del libro è la presenza dei padri domenicani nella diocesi di Cassano Ionio, svolto attraverso l’indicazione dei documenti che ne permettono la conoscenza e la narrazione. La diocesi di Cassano ha coinciso fino al 1979, anno di riordini territoriali ecclesiastici, con l’estremità settentrionale della Calabria, dallo Ionio al Tirreno. I capitoli del volume, quindi, sono dedicati ai conventi di Altomonte, Saracena, Castrovillari, Laino Borgo, Verbicaro, Amendolara e Cassano; ai domenicani illustri della diocesi; a figure degne di nota. Alario è così autore di un repertorio accurato di fonti, redatto col proposito di «offrire ai giovani studiosi locali un primo covone d’informazioni necessarie, soprattutto sui documenti di non facile reperibilità e, talora, di più difficile consultazione». Continua »

copertina Lettere dalla LocrideLettere dalla Locride è il libro di Ilario Ammendolia edito da Sensibili alle foglie, chiuso in stampa nel maggio scorso. Un testo sulla Calabria con un titolo antico, distante dalle suggestioni frivole o dall’ironia banale di oggi. Solo nel sottotitolo, La Costituzione tradita, c’è un richiamo al presente, a un tema importante, che però la frivolezza e la banalità nazionali hanno conquistato e svilito.

Lettere dalla Locride è un’analisi accorata e garbata, ma lucida e ferma. Non lo definisco un libro di denuncia perché questo lo inserirebbe in una categoria dell’editoria italiana diventata commerciale, in un gioco delle parti che ha reso il dibattito nazionale, scritto e parlato, una forma della commedia dell’arte. L’intenzione dell’autore è di raccontare e stimolare non di spettacolarizzare per vendere. Si tratta di un «j’accuse» — con riferimento esplicito al Zola del caso Dreyfus — sulla inefficacia dell’attuale lotta alla ‘ndrangheta, affrontata come «questione criminale» del tutto staccata dalla «questione meridionale», che invece ne è la causa. Impegno sterile, dunque. Tanto evidente da far pensare alla malafede.

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Il sangue come espressione. Una parte di sé, la parte che più di altre è sinonimo e veicolo di vita, diventa segno. Accade dalle origini dell’umanità. Il sangue come linguaggio. Considerato primitivo, sia nel senso di originario, sia nei sensi di rozzo e disumano. Che lo sia fin dalle origini è un fatto, che per questo possa o debba essere rozzo e disumano è un’opinione. Il sangue come elemento culturale. Una comunicazione muta, eppure efficacissima, per dire i fondamenti di un pensiero, di una fede, di una vita. Continua »

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Due nuove operazioni antimafia sono state condotte in Calabria nelle ultime settimane. I carabinieri hanno arrestato, tra Scalea e Lamezia, oltre cento persone, variamente coinvolte con la criminalità organizzata. Entrambi gli interventi fanno capo alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ma non sono in relazione tra loro. Continua »

1. I dati generali
2. Comuni e popolazione residente
3. Il caso della Calabria Nord-Occidentale

 

Il 27 aprile 2012, l’Istat ha diffuso i primi risultati del 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni, di cui è stata condotta la rilevazione fissandola al 9 ottobre 2011. Continua »