Vermeer, Ragazza con l'orecchino di perla (mauritshuis.nl)Oggi si parla spesso di nuovo e di innovazione, in luoghi e contesti diversi e con accezioni anche contraddittorie. In Italia se ne parla da anni: venti, trenta, quaranta. Se ne parla con una certa continuità dalla fine degli anni Sessanta del Novecento, quindi da tanto tempo. Sembra di essere in una transizione infinita, che però non è chiaro se sia effettivamente iniziata, quando e quali esiti possa avere. Sembra che domani debba essere o possa essere sempre un altro giorno, quando invece la storia insegna che per i popoli i punti e a capo, le cesure rapide e nette non esistono.

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Dissenso è divergenza, quindi altra via, alternativa. È travaglio, anche drammatico, da cui però può nascere il nuovo. Allora è scelta, impegno, responsabilità. Non è moda, spinello e jeans strappati, ma l’esatto contrario.

Dissenso è cultura, quindi linguaggio e metodo rigorosi. È arte, letteratura, cinema. Gli ottant’anni del regista toscano Giuseppe Ferrara, compiuti e festeggiati a Roma il 15 luglio,1 sono un’occasione per osservare il dissenso che diventa cinema.

Quando il cinema è dissenso? Può esserlo quando documenta fatti e temi che altrimenti sarebbero trascurati dall’attenzione generale. Quando aiuta a ricordare, quando è informazione.

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1. La mostra
2. Luce protagonista
3. Le mani di Michelangelo

 


1. La mostra

La mostra che le Scuderie del Quirinale, dal 20 febbraio al 13 giugno 2010, dedicano al pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio, nel quarto centenario della morte, è soprattutto una buona intenzione. Continua »