Nella Calabria nord-occidentale, a Verbicaro, sopravvive una forma di sacrificio rituale, il cui protagonista è il sangue di chi il sacrificio compie su se stesso. Uomini che si flagellano, nella notte tra il giovedì e il venerdì santo, nei giorni che per la Chiesa cattolica sono il triduo di preparazione alla Pasqua. I battenti, quelli che si battono.

L’origine è ignota, il come e il perché la loro pratica sia a Verbicaro restano ancora nel campo delle ipotesi storiografiche, l’ultima delle quali è emersa da una ricerca che ho condotto su un tema diverso: le origini del santuario di San Francesco di Paola a Verbicaro. Non c’è nessuna relazione tra il santuario e i battenti; ce n’è una possibile, invece, tra questi e il fondatore del santuario, il mendicante eremita Giuseppe Cetraro.

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logo Giubileo misericordiaPotrebbe essere intesa come una ripetizione, una sovrabbondanza la definizione del giubileo straordinario di papa Francesco: della misericordia. Lo potrebbe essere perché giubileo indica già un tempo di indulgenza e quindi di misericordia. Giubileo della misericordia sarebbe come dire anno di misericordia della misericordia — la misericordia di Dio. Lo potrebbe essere se non fosse che la volontà del papa è proprio di puntare tutto sulla misericordia, annunciarla, esaltarla e chiederla con forza e insistenza alla Chiesa. La misericordia di Dio che deve essere anche il tratto distintivo della Chiesa e dei cristiani. Tornano le parole del Vangelo di Giovanni: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (13, 35). Per papa Francesco la forma di quel amore è la misericordia. Quindi, senza alcuna esitazione o perplessità ha indetto e aperto il giubileo della misericordia.

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logo convegno ecclesiale FI2015Il tema non è dei più facili — e così ho scoraggiato i lettori approdati su questa pagina. Non è dei più facili, ma non per questo deve far scappare. Anzi. Si tratta di umanesimo, inteso però non come la cultura del XV secolo presupposto del Rinascimento, ma in senso contemporaneo di pensiero positivo sulla natura dell’uomo, sull’uomo stesso. L’uomo al centro, per valore e dignità, condizione affermata o negata e in che modo; i caratteri del valore e della dignità; la libertà o la schiavitù e così via, solo per chiarire il termine e accennare ai possibili sviluppi del tema.

Dal 9 al 13 novembre si è tenuto a Firenze il V Convegno nazionale della Chiesa italiana, dal titolo In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. È il quinto appuntamento che la Chiesa italiana si è data intorno all’eredità del Concilio Vaticano II. Una tappa di riflessione più o meno decennale in cui osservare il presente e scegliere il percorso più adatto per continuare a camminare. Al convegno è intervenuto papa Francesco. Il discorso che ha pronunciato è una sintesi del concetto di umanesimo cristiano, ma in definitiva esprime l’umanesimo del papa. Continua »


Ci sono termini che caratterizzano periodi della storia. Termine inteso nella doppia accezione di parola e di limite, perché esprime entrambi i significati, magnificamente. Ricordando che le parole sono i primi strumenti a disposizione degli uomini per delimitare. Vuol dire che le parole caratterizzanti un tempo ne dicono anche i limiti della discussione, della consapevolezza, dell’intraprendenza. Parola come limite e limite come frontiera ideale, da difendere o da spostare più avanti.

Tra le parole di questi anni e proprio delle ultime settimane ci sono verità e libertà. Arrivano da lontano, in effetti ci sono sempre, ma in certi periodi tornano in modo più incisivo e determinante. A loro volta ne richiamano altre: religione, laicità, conflitto. Il senso attribuito a ciascuna di esse fissa i limiti del dibattito culturale, ma anche le frontiere sulle quali si combatte non solo con le armi della dialettica.

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Sette secoli or sono, nel 1314, Jacques de Molay, maestro dei templari, finiva i suoi giorni sul rogo, a Parigi, per volere del re di Francia Filippo il Bello. Era la sera del 18 marzo, un lunedì. La data che però è legata alla fine dell’Ordine religioso è il venerdì 13 ottobre. Sette anni prima, infatti, nel 1307, iniziava quel giorno la caccia ai templari, operazione tra le più violente della storia, che si compì proprio con la soppressione dell’Ordine e la morte di de Molay. Quei cavalieri sono tra le immagini più espressive del medioevo, sebbene offuscati dal mito e controversi, ma certamente longevi. Tanto da indurre a considerare il venerdì 13, proprio per la loro fine, giorno di sorte avversa. Continua »

Il sangue come espressione. Una parte di sé, la parte che più di altre è sinonimo e veicolo di vita, diventa segno. Accade dalle origini dell’umanità. Il sangue come linguaggio. Considerato primitivo, sia nel senso di originario, sia nei sensi di rozzo e disumano. Che lo sia fin dalle origini è un fatto, che per questo possa o debba essere rozzo e disumano è un’opinione. Il sangue come elemento culturale. Una comunicazione muta, eppure efficacissima, per dire i fondamenti di un pensiero, di una fede, di una vita. Continua »

Papa Francesco (ctv.va)Giovedì scorso, 27 marzo, di primo mattino, cinquecento parlamentari italiani hanno partecipato alla Messa quotidiana di papa Francesco. La celebrazione di solito è nella cappella della casa Santa Marta, dove il papa risiede. In questo caso, invece, si è spostata nella basilica di San Pietro, non per omaggio alla categoria di fedeli, quanto piuttosto per evidenti ragioni di spazio: la cappella non può accogliere centinaia di persone.

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C’è stato san Francesco d’Assisi, otto secoli fa, e da allora ci sono i francescani. Non ci sarebbero stati senza Francesco — a volte ritengo utile ribadire ciò che sembra ovvio. Questo, però, non vuol dire che i francescani siano Francesco o anche che siano sempre e comunque i suoi interpreti autentici ed esclusivi. Infatti, la loro storia annovera contrasti tra gruppi, divisioni in diversi ordini, opposizioni a «santa madre Chiesa», nonostante Francesco abbia manifestato ai suoi frati le ultime volontà in tre brevi esortazioni: «in segno di ricordo della mia benedizione e del mio testamento, sempre si amino tra loro, sempre amino ed osservino nostra signora la santa povertà, e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa».1 Viene da dire: più facile di così. Eppure è successo che lo spirito di parte sia prevalso sulla fraternità, l’odio verso i ricchi sull’amore per la povertà, un sentimento di estraneità alla Chiesa sull’affetto filiale. Continua »

La storica rinuncia al pontificato di Benedetto XVI, le settimane che l’hanno seguita, la sede vacante, il conclave e infine l’elezione di papa Francesco hanno mostrato una vitalità della Chiesa che gli osservatori meno attenti forse non si aspettavano. In un tempo di crisi profonda, culturale politica economica, che ha prodotto un sostanziale immobilismo e mostrato l’inadeguatezza di tante istituzioni civili, nazionali e internazionali, la Chiesa ha saputo riprendere il suo cammino, dopo la sosta degli scandali recenti che l’hanno intralciata. Continua »

Stamattina, durante l’incontro con i giornalisti nell’aula Nervi, papa Francesco ha raccontato la scelta del nome.1 Nei due giorni di conclave, il suo posto in Sistina era vicino al cardinale brasiliano Claudio Hummes, «un grande amico, un grande amico! Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava» ha detto il papa. Raggiunti i due terzi dei voti e quindi l’elezione, c’è stato l’applauso consueto. Allora, Hummes ha abbracciato e baciato Jorge Bergoglio e gli ha detto: «Non dimenticarti dei poveri!». Queste parole sono rimaste in testa al cardinale appena eletto papa e gli hanno fatto pensare a Francesco d’Assisi. Continua »