si costerna, s’indigna, s’impegna

poi getta la spugna con gran dignità

Fabrizio De Andrè

 

Nelle reazioni agli ennesimi attentati dell’ISIS in Europa c’è una dignità presunta. C’è l’idea che la dignità dell’uomo europeo stia nella propria tolleranza assoluta. L’uomo rinascimentale, microcosmo, sintesi del creato, capace di elevarsi fino alle virtù angeliche, oggi è diventato l’uomo tollerante, laico e prosaico, più laico e prosaico del suo antenato. Ma forse anche incapace di difendere la propria dignità, presunta o reale, se non affermandola con un tracimare di buoni sentimenti, le bandiere a mezz’asta, le scritte colorate sui marciapiedi, i fiori, i presidi fieramente silenziosi e numerosi.

Continua »

registro unioni civiliL’Italia si appresta ad avere una legge che riconosca le unioni omosessuali, cioè tra persone dello stesso sesso. È giusto che questi legami affettivi presenti nella società lo siano anche nella legislazione italiana, perché ai diritti come singoli dei soggetti che vivono il legame si aggiungano quelli come componenti una coppia. Si tratta in assoluto di una novità degli ultimi anni, non solo e non tanto giuridica, ma culturale e sociale, che in Italia porta con sé discussioni e contrapposizioni aspre per due aspetti: l’equiparazione delle unioni civili tra omosessuali alla famiglia tradizionale e (quindi) la possibilità che le nuove coppie adottino bambini. Adozione di un bambino di altri genitori o del partner, nato attraverso le banche del seme per le donne o la gestazione di una donna estranea per gli uomini. La gestazione di un’altra persona è detta utero in affitto. C’è chi ritiene l’espressione ripugnante. C’è chi ritiene ripugnante l’azione. Chi ne fa una questione estetica e linguistica, chi invece la ritiene una questione etica. Per altri non è affatto una questione, ma una pratica possibile e quindi del tutto lecita. Chi rifiuta l’espressione utero in affitto l’ha sostituita con maternità surrogata, che non mi sembra un gran progresso estetico e linguistico. È un caso in cui l’abbellimento risulta di una certa difficoltà, sia dell’espressione che della pratica. Le parole non sono solo flatus vocis, con buona pace di Roscellino di Compiègne, ma questo è un altro argomento.

Continua »

The spreading of misinformation online, La diffusione della disinformazione in rete è il titolo di uno studio pubblicato il 4 gennaio su PNAS, rivista online dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti d’America. Gli autori sono italiani, ricercatori dell’IMT di Lucca, guidati da Walter Quattrociocchi. Lo studio è stato condotto attraverso «a massive quantitative analysis of Facebook» e ha mostrato come, attraverso i social media, online è favorita l’aggregazione di soggetti che la pensano allo stesso modo piuttosto che il confronto tra punti di vista diversi — «the aggregation of people around common interests, worldviews, and narratives», «l’aggregazione di individui intorno a interessi comuni, visioni del mondo, e narrazioni.»

Continua »

stavolta sembra guerra
ma lo era anche la volta scorsa
e l’altra ancora
guerra culturale
dove cultura è contesto
pretesto
certezza
o illusione
contrapposizione

Continua »

Panico informatico (justacote.com)La presenza del computer nella società contemporanea è indicata di volta in volta con i termini digitale, informatica, virtuale e con i loro derivati digitalizzare, informatizzare, virtualità. Digitale è il più tecnico perché indica come funziona un apparecchio e ha il suo contrario nel termine analogico. Un esempio è la fotografia. In quella analogica l’immagine è prodotta dalla luce che impressiona una pellicola di plastica trattata chimicamente — il rullino. Nella fotografia digitale la luce colpisce un sensore che crea l’immagine traducendola in un codice numerico. Spariscono il rullino e quindi i negativi e la foto diventa un file, cioè un documento che raccoglie una serie di informazioni. Alla concretezza materiale del rullino e dei negativi si sostituisce la virtualità del file. Virtuale, dunque, diventa sinonimo di immateriale, ma non per questo la virtualità è meno concreta di un rotolo di plastica. Se pago con la carta di credito non tocco denaro contante, cartamoneta o metallo, ma il saldo del mio conto in banca diminuisce ugualmente. Più concreto di così! La concretezza non è più soltanto ciò che i sensi percepiscono direttamente, ma ciò che è a prescindere dall’immediato contatto materiale. Questa è la novità.

Continua »

La notizia è che il canale tv di informazione RaiNews24 e il sito internet rainews.it non trasmetteranno più i video dell’ISIS. Lo ha annunciato il direttore Monica Maggioni, dicendo che la decisione è stata presa per evitare di fare pubblicità allo stato islamico; quindi di fare da ripetitore di quella propaganda, di fare il gioco dei terroristi.

Continua »

Lo «Charlie Hebdo» uscito il 14 gennaio, primo numero dopo l’uccisione del direttore e dei redattori, non è solo la copertina col Maometto commosso o le vignette all’interno. C’è un senso complessivo del foglio satirico, il punto finale, come lo definisce il redattore capo Gérard Biard: la laicità. «Charlie» è laicità.

Biard ha scritto nell’editoriale:

«Speriamo che a partire da questo 7 gennaio 2015 [giorno dell’attentato] la difesa ferma della laicità sia un dato acquisito per tutti, che infine si smetterà, per politica, per calcolo elettorale o per vigliaccheria, di legittimare o anche di tollerare il comunitarismo e il relativismo culturale, che aprono la strada a una cosa sola: il totalitarismo religioso.»1

Continua »

Ieri ho scritto sulla Marcia repubblicana di Parigi e della Francia, indicandola e apprezzandola come manifestazione della coscienza e della fierezza di essere cittadini. Sono valori francesi, i valori della Rivoluzione, vivi ancora oggi. Ho evitato cenni alla libertà di espressione per non confluire nella retorica — a volte noiosa — di questi giorni, ma soprattutto perché penso non sia quella la questione. Mi è sembrato inopportuno argomentarlo ieri, lo faccio oggi.

Continua »

Je ne sais pas si la France est Charlie. Être Charlie peut signifier beaucoup de choses et donc peut dire rien. Mais je sais que la France est la conscience et la fierté d’être citoyens. Les valeurs de la Grande Révolution sont encore vivants et peuvent être adressé vers le monde.

Continua »

 

Tu me defendas gladio, ego te defendam calamo.

Guglielmo di Ockham

 

L’attentato di Parigi contro la redazione del foglio satirico «Charlie Hebdo», in cui sono state uccise dodici persone, ha provocato una vasta reazione internazionale che ha subito trovato nel «Je suis Charlie» la propria icona.

Continua »