logo Giubileo misericordiaPotrebbe essere intesa come una ripetizione, una sovrabbondanza la definizione del giubileo straordinario di papa Francesco: della misericordia. Lo potrebbe essere perché giubileo indica già un tempo di indulgenza e quindi di misericordia. Giubileo della misericordia sarebbe come dire anno di misericordia della misericordia — la misericordia di Dio. Lo potrebbe essere se non fosse che la volontà del papa è proprio di puntare tutto sulla misericordia, annunciarla, esaltarla e chiederla con forza e insistenza alla Chiesa. La misericordia di Dio che deve essere anche il tratto distintivo della Chiesa e dei cristiani. Tornano le parole del Vangelo di Giovanni: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (13, 35). Per papa Francesco la forma di quel amore è la misericordia. Quindi, senza alcuna esitazione o perplessità ha indetto e aperto il giubileo della misericordia.

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logo convegno ecclesiale FI2015Il tema non è dei più facili — e così ho scoraggiato i lettori approdati su questa pagina. Non è dei più facili, ma non per questo deve far scappare. Anzi. Si tratta di umanesimo, inteso però non come la cultura del XV secolo presupposto del Rinascimento, ma in senso contemporaneo di pensiero positivo sulla natura dell’uomo, sull’uomo stesso. L’uomo al centro, per valore e dignità, condizione affermata o negata e in che modo; i caratteri del valore e della dignità; la libertà o la schiavitù e così via, solo per chiarire il termine e accennare ai possibili sviluppi del tema.

Dal 9 al 13 novembre si è tenuto a Firenze il V Convegno nazionale della Chiesa italiana, dal titolo In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. È il quinto appuntamento che la Chiesa italiana si è data intorno all’eredità del Concilio Vaticano II. Una tappa di riflessione più o meno decennale in cui osservare il presente e scegliere il percorso più adatto per continuare a camminare. Al convegno è intervenuto papa Francesco. Il discorso che ha pronunciato è una sintesi del concetto di umanesimo cristiano, ma in definitiva esprime l’umanesimo del papa. Continua »


Ci sono termini che caratterizzano periodi della storia. Termine inteso nella doppia accezione di parola e di limite, perché esprime entrambi i significati, magnificamente. Ricordando che le parole sono i primi strumenti a disposizione degli uomini per delimitare. Vuol dire che le parole caratterizzanti un tempo ne dicono anche i limiti della discussione, della consapevolezza, dell’intraprendenza. Parola come limite e limite come frontiera ideale, da difendere o da spostare più avanti.

Tra le parole di questi anni e proprio delle ultime settimane ci sono verità e libertà. Arrivano da lontano, in effetti ci sono sempre, ma in certi periodi tornano in modo più incisivo e determinante. A loro volta ne richiamano altre: religione, laicità, conflitto. Il senso attribuito a ciascuna di esse fissa i limiti del dibattito culturale, ma anche le frontiere sulle quali si combatte non solo con le armi della dialettica.

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Non provavo nessuna soddisfazione nel ritrovarmi in mezzo ai miei simili.

François

 

François è un professore universitario di Parigi, studioso ed esperto dello scrittore Joris-Karl Huysmans (1848-1907), parigino anch’egli, ma di un altro secolo. François è il protagonista, la voce narrante e la coscienza in cammino di Sottomissione, il romanzo di Michel Houellebecq, uscito in Francia il 7 gennaio scorso e in Italia il 15. Esattamente in cammino, coscienza in cammino, En route, come il titolo del romanzo di Huysmans del 1895. Perché Huysmans è il riferimento esistenziale di François, non solo l’autore oggetto degli studi di una vita, sebbene ancora giovane.

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Lo «Charlie Hebdo» uscito il 14 gennaio, primo numero dopo l’uccisione del direttore e dei redattori, non è solo la copertina col Maometto commosso o le vignette all’interno. C’è un senso complessivo del foglio satirico, il punto finale, come lo definisce il redattore capo Gérard Biard: la laicità. «Charlie» è laicità.

Biard ha scritto nell’editoriale:

«Speriamo che a partire da questo 7 gennaio 2015 [giorno dell’attentato] la difesa ferma della laicità sia un dato acquisito per tutti, che infine si smetterà, per politica, per calcolo elettorale o per vigliaccheria, di legittimare o anche di tollerare il comunitarismo e il relativismo culturale, che aprono la strada a una cosa sola: il totalitarismo religioso.»1

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Tu me defendas gladio, ego te defendam calamo.

Guglielmo di Ockham

 

L’attentato di Parigi contro la redazione del foglio satirico «Charlie Hebdo», in cui sono state uccise dodici persone, ha provocato una vasta reazione internazionale che ha subito trovato nel «Je suis Charlie» la propria icona.

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L’annuncio del presidente Obama alla vigilia dell’11 settembre, di «una vasta coalizione per respingere la minaccia terrorista» dello stato islamico,1 mi ha fatto pensare alla Lega santa che nel 1571 distrusse a Lepanto la flotta ottomana. Dopo quasi cinque secoli, lo scontro cruento tra Occidente cristiano e Oriente islamico è ancora attualità. Ciò dice che l’oggetto del contendere non è un’inezia. Continua »

Papa Francesco (ctv.va)Giovedì scorso, 27 marzo, di primo mattino, cinquecento parlamentari italiani hanno partecipato alla Messa quotidiana di papa Francesco. La celebrazione di solito è nella cappella della casa Santa Marta, dove il papa risiede. In questo caso, invece, si è spostata nella basilica di San Pietro, non per omaggio alla categoria di fedeli, quanto piuttosto per evidenti ragioni di spazio: la cappella non può accogliere centinaia di persone.

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C’è stato san Francesco d’Assisi, otto secoli fa, e da allora ci sono i francescani. Non ci sarebbero stati senza Francesco — a volte ritengo utile ribadire ciò che sembra ovvio. Questo, però, non vuol dire che i francescani siano Francesco o anche che siano sempre e comunque i suoi interpreti autentici ed esclusivi. Infatti, la loro storia annovera contrasti tra gruppi, divisioni in diversi ordini, opposizioni a «santa madre Chiesa», nonostante Francesco abbia manifestato ai suoi frati le ultime volontà in tre brevi esortazioni: «in segno di ricordo della mia benedizione e del mio testamento, sempre si amino tra loro, sempre amino ed osservino nostra signora la santa povertà, e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa».1 Viene da dire: più facile di così. Eppure è successo che lo spirito di parte sia prevalso sulla fraternità, l’odio verso i ricchi sull’amore per la povertà, un sentimento di estraneità alla Chiesa sull’affetto filiale. Continua »

La storica rinuncia al pontificato di Benedetto XVI, le settimane che l’hanno seguita, la sede vacante, il conclave e infine l’elezione di papa Francesco hanno mostrato una vitalità della Chiesa che gli osservatori meno attenti forse non si aspettavano. In un tempo di crisi profonda, culturale politica economica, che ha prodotto un sostanziale immobilismo e mostrato l’inadeguatezza di tante istituzioni civili, nazionali e internazionali, la Chiesa ha saputo riprendere il suo cammino, dopo la sosta degli scandali recenti che l’hanno intralciata. Continua »