«Elizabeth si era passata il pettine fra i lunghi riccioli argentei».

locandina-inferno_mymovies-it_200pxNel film di Ron Howard la «donna dai capelli argentei» del romanzo di Dan Brown è diventata una più comune signora dai capelli lisci e scuri. Il mutato colore dei capelli della direttrice dell’Organizzazione mondiale della sanità ha fatto svanire l’originalità e il fascino di un personaggio fondamentale del racconto letterario, nelle cui parole è una parte cospicua del senso del romanzo e che invece al cinema assume rilievo per essere stata un antico, ma solo possibile amore del protagonista, il professore americano Robert Langdon. Il dettaglio dei «riccioli argentei» che non ci sono più mi sembra emblematico del rapporto che c’è tra il film e il testo da cui è tratto. Un dettaglio che oggi richiama, e poteva farlo anche nel film, donne come Christine Lagarde e Janet Yellen, in un legame virtuoso della narrazione con l’attualità anche da un punto di vista estetico. Elizabeth Sinskey rimane piuttosto una di loro che non l’attrice Sidse Babett Knudsen, voluta dal regista liscia e scura.

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Sette secoli or sono, nel 1314, Jacques de Molay, maestro dei templari, finiva i suoi giorni sul rogo, a Parigi, per volere del re di Francia Filippo il Bello. Era la sera del 18 marzo, un lunedì. La data che però è legata alla fine dell’Ordine religioso è il venerdì 13 ottobre. Sette anni prima, infatti, nel 1307, iniziava quel giorno la caccia ai templari, operazione tra le più violente della storia, che si compì proprio con la soppressione dell’Ordine e la morte di de Molay. Quei cavalieri sono tra le immagini più espressive del medioevo, sebbene offuscati dal mito e controversi, ma certamente longevi. Tanto da indurre a considerare il venerdì 13, proprio per la loro fine, giorno di sorte avversa. Continua »

Robin Williams (disney.wikia.com)Vivere ha un suo peso che ogni essere umano è impegnato a reggere. Sembra Leopardi, una parafrasi di Leopardi, ma non volevo. Mi ricorda un film del 1998, Patch Adams. Alcune parole dell’inizio: «Per tutti la vita è un ritorno a casa. Commessi viaggiatori, segretari, minatori, apicultori, mangiatori di spade, per tutti. Tutti i cuori irrequieti del mondo cercano tutti la strada di casa». Mi colpirono, le diceva il protagonista, interpretato da Robin Williams. Sono rimaste con me e le ho citate, anni dopo, in un mio racconto. Vivere ha un suo peso che spesso impedisce il ritorno a casa. Impedisce, a chi l’ha smarrita, di ritrovare la strada di casa. Tutti i cuori irrequieti del mondo, però, la cercano e sono pronti a tutto pur di trovarla. Vivere ha un peso che bisogna alleviare.

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«Chi semina nelle lacrime
mieterà con giubilo».

Cosa vuol dire il quinto verso del Salmo 125? È una constatazione oppure l’indicazione di un itinerario ineluttabile? Senza le lacrime non c’è il giubilo? Un detto di Gesù, nella tradizione del vangelo di Giovanni (12, 24), approfondisce il tema e indica cosa deve accadere perché alla semina segua la mietitura:

«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto».

Senza la morte non c’è il frutto, quindi non c’è mietitura e non può esserci giubilo. Ora il percorso è più chiaro, c’è una direzione: inizia da ciò che è considerato male e si compie in ciò che è pensato come bene.

 

Brown, InfernoInferno è il romanzo di Dan Brown ispirato alla prima cantica della Commedia di Dante Alighieri. Sarebbe in errore, tuttavia, chi si aspettasse un testo pieno di diavoli e peccatori, di fiamme e pece bollente, di «voci alte e fioche, e suon di man con elle». L’inferno dantesco orna la trama di Brown non come canovaccio di un andare analogo, ma come prima tappa del viaggio che ha portato il poeta fiorentino fino al cospetto di Dio. Ritrovatosi nella «selva oscura», Dante ha potuto «riveder le stelle» e giungere al «fulgore» della «luce etterna» solo attraversando l’inferno, il cupo e doloroso luogo dei dannati. Il suo procedere è stato dal sommo male al sommo bene. «La via del paradiso passa per l’inferno. Ce lo ha insegnato Dante». Vuol dire che all’uno non si giunge senza l’altro? Continua »

Papa Francesco (Getty Images in dailymail.co.uk) Continua »


Benedetto XVI (fattidicronaca.it)La decisione di papa Benedetto XVI di abdicare alla cattedra di Roma e alla successione di Pietro, mi ha fatto tornare in mente un passo del Vangelo, un detto di Gesù: «Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia; e al mattino: Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?» (Mt 16, 2-3). Continua »

Costa Concordia (boston.com)L’albero si riconosce dai propri frutti. Sempre.
I frutti di una società sono i fatti di ogni giorno. Alcuni sono più visibili e più eloquenti di altri. Quei fatti mostrano la società.
A volte, certi accadimenti sono una sintesi mirabile di quasi tutto il resto. Spesso lo sono, ahimè, perché drammatici.

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1. L’archeologia
2. La pittura
3. L’economia

 

La parte Nord-Occidentale della Calabria, indicata anche come Alto Tirreno Cosentino, subito al confine con la Lucania e a breve distanza dalla Campania salernitana, presenta aspetti storici, artistici e culturali di un certo interesse. Continua »

La chiesa della Madonna della Neve è l’edificio pubblico più antico e di maggiore rilievo storico e artistico di Verbicaro, in provincia di Cosenza. Sorge in cima a una rocca, nel quartiere Bonifanti, la parte medievale del paese. È di piccole dimensioni,1 a unica navata, architettonicamente essenziale. L’entrata è laterale e si apre su una delle due pareti longitudinali. L’interno è ornato da affreschi di santi e madonne, segni evidenti, come vedremo, di almeno tre fasi decorative diverse.

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