secolnovo.it.Renzi.MontesquieuUna questione è tra le righe del dibattito politico italiano, da oltre due anni: l’Italia è nelle condizioni di sostenere un processo democratico di riforme? Cioè, in Italia il cambiamento può attuarsi nei paletti della democrazia parlamentare? Sempre che in Italia la democrazia sia reale e non solo teorica. La qual cosa sembrerebbe essere un’altro discorso e invece è una premessa della questione iniziale. Perché se la democrazia italiana è in crisi — diciamo così — come può un processo di riforma attuarsi al suo interno? Oppure, ancora, come può una democrazia in crisi riformare democraticamente se stessa?

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Siamo al 25 aprile 2015, giorno del settantesimo anniversario della Liberazione. Dopo aver ripercorso in un altro articolo la cronologia essenziale dei fatti accaduti dalla metà del 1943 al 25 aprile 1945, è tempo di cogliere la lezione di ciò che è stato in quegli anni. È tempo di cercare, in definitiva, il senso più autentico delle celebrazioni di quest’anno. Continua »

Indro Montanelli
Da una guerra nasce la Repubblica1

 

La guerra perduta ha cambiato i destini d’Italia. Dal disastro militare fu travolto il fascismo, tra le macerie dell’8 settembre nacque la Resistenza, gli errori e le colpe della monarchia che aveva avallato l’intervento a fianco della Germania nazista portarono alla Repubblica. Continua »

70liberazionefooterIl 25 aprile di quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della Liberazione. Nel 1945 in quella data ci fu l’insurrezione generale delle città del nord, tra esse Milano. L’Italia fu liberata dall’occupazione nazista e dai fascisti della Repubblica Sociale di Salò.

Il senso di un tale anniversario è ricordare l’avvenimento di cui si celebra la ricorrenza, raccontarlo alle generazioni che non lo hanno vissuto direttamente, farlo conoscere a chi lo ignora del tutto. Ma anche ricostruirlo in modo rigoroso, quindi conoscerlo meglio e valutarne gli esiti. Coglierne la lezione che attraverso i decenni — ormai sette per il 25 aprile — arriva fino al presente e che, in definitiva, ne giustifica il ricordo, lo studio, la celebrazione festosa.

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Il fischio grave di una nave che arriva nel porto e l’arpeggio veloce e malinconico di una chitarra lusitana introducono nella Lisbona del 1938. Il panorama della città lascia immaginare l’intrico dei vicoli che l’attraversano, ripidi e scoscesi, in fondo ai quali, tante volte, fa capolino il mare.

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Norberto Bobbio (foto Paola Agosti in futura.unito.it)Il 2004 in Italia è iniziato con la scomparsa di Norberto Bobbio, una delle menti più lucide del Novecento, un intellettuale che, come pochi altri, è stato immagine del decoro e dell’autorevolezza della cultura, il filosofo che ha dedicato buona parte della sua opera alla storia della democrazia, ai suoi princìpî e fini, alla sua attualità e al suo futuro. Muovendo proprio da questo impegno teorico, che è stato la premessa ideale della sua prassi politica e civile, vorrei proporne il ricordo attraverso la rilettura di un suo scritto, Il futuro della democrazia, edito da Einaudi.

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