Nella Pisa della torre pendente, dei lungarni e di Piazza dei Cavalieri, seppure ai margini degli itinerari cittadini consueti, tra Corso Italia e la stazione ferroviaria, sorge austera la Domus Mazziniana. Era la casa della famiglia Nathan-Rosselli, in cui, il 10 marzo 1872, morì Giuseppe Mazzini, in Italia sotto falso nome.

Entrando nella Domus si è subito attratti da una grande immagine di Mazzini e da una sua frase, che campeggia sul muro, anch’essa di notevoli dimensioni: «Il voto, l’educazione, il lavoro le tre colonne fondamentali della nazione». Al piano superiore ci sono le sale in cui è la mostra permanente di documenti e oggetti vari, anche personali, attraverso cui si ripercorre la vita, il pensiero e l’azione del patriota. L’atmosfera è particolare per chi non sia del tutto distratto o disinteressato. I manoscritti e le stampe ottocentesche, gli autografi di Mazzini, la sua grafia minuta e ordinata evocano una passione ideale, un grande rigore morale e un impegno coerente, fino all’esasperazione, durati una vita.

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Scatole (scatolificiosantostefano.com)Ho sempre pensato che parole come cultura, arte, virtù, amicizia, amore, e ovviamente i concetti universali a cui esse si riferiscono, fossero dei contenitori più o meno ampi che ogni epoca, ogni società, ogni singolo individuo riempiono e svuotano a loro discrezione. Le immagino come scatole dal contenuto variabile, anche quando la forma è sempre la stessa. Un’idea la mia a metà strada tra il flatus vocis di Roscellino e il realismo di Anselmo d’Aosta, potendo citare i medievali, che di questioni del genere, ‘barbari’ com’erano, se ne occupavano con perizia e passione.

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Il 24 giugno scorso, presso il Dipartimento di Discipline Storiche dell’Alma Mater Studiorum, l’Università di Bologna, si è tenuto un seminario dal titolo I nuovi programmi di storia: una minaccia per la formazione storica e critica dei cittadini. Continua »