La morte di Umberto Eco ha portato o riportato l’attenzione sulla semiotica e sul medioevo, una disciplina e un’epoca che sono stati gli ambiti in cui egli ha operato, come docente e come romanziere. In genere li si considera separatamente, la semiotica dal medioevo e viceversa, trascurando così le analogie che possono esserci e che sono evidenti proprio nell’opera di Eco. Il punto di incontro più noto è Il nome della rosa, romanzo del 1980, anch’esso tornato ad una maggiore attenzione in queste settimane.

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logo convegno ecclesiale FI2015Il tema non è dei più facili — e così ho scoraggiato i lettori approdati su questa pagina. Non è dei più facili, ma non per questo deve far scappare. Anzi. Si tratta di umanesimo, inteso però non come la cultura del XV secolo presupposto del Rinascimento, ma in senso contemporaneo di pensiero positivo sulla natura dell’uomo, sull’uomo stesso. L’uomo al centro, per valore e dignità, condizione affermata o negata e in che modo; i caratteri del valore e della dignità; la libertà o la schiavitù e così via, solo per chiarire il termine e accennare ai possibili sviluppi del tema.

Dal 9 al 13 novembre si è tenuto a Firenze il V Convegno nazionale della Chiesa italiana, dal titolo In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. È il quinto appuntamento che la Chiesa italiana si è data intorno all’eredità del Concilio Vaticano II. Una tappa di riflessione più o meno decennale in cui osservare il presente e scegliere il percorso più adatto per continuare a camminare. Al convegno è intervenuto papa Francesco. Il discorso che ha pronunciato è una sintesi del concetto di umanesimo cristiano, ma in definitiva esprime l’umanesimo del papa. Continua »


Ci sono termini che caratterizzano periodi della storia. Termine inteso nella doppia accezione di parola e di limite, perché esprime entrambi i significati, magnificamente. Ricordando che le parole sono i primi strumenti a disposizione degli uomini per delimitare. Vuol dire che le parole caratterizzanti un tempo ne dicono anche i limiti della discussione, della consapevolezza, dell’intraprendenza. Parola come limite e limite come frontiera ideale, da difendere o da spostare più avanti.

Tra le parole di questi anni e proprio delle ultime settimane ci sono verità e libertà. Arrivano da lontano, in effetti ci sono sempre, ma in certi periodi tornano in modo più incisivo e determinante. A loro volta ne richiamano altre: religione, laicità, conflitto. Il senso attribuito a ciascuna di esse fissa i limiti del dibattito culturale, ma anche le frontiere sulle quali si combatte non solo con le armi della dialettica.

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Lo «Charlie Hebdo» uscito il 14 gennaio, primo numero dopo l’uccisione del direttore e dei redattori, non è solo la copertina col Maometto commosso o le vignette all’interno. C’è un senso complessivo del foglio satirico, il punto finale, come lo definisce il redattore capo Gérard Biard: la laicità. «Charlie» è laicità.

Biard ha scritto nell’editoriale:

«Speriamo che a partire da questo 7 gennaio 2015 [giorno dell’attentato] la difesa ferma della laicità sia un dato acquisito per tutti, che infine si smetterà, per politica, per calcolo elettorale o per vigliaccheria, di legittimare o anche di tollerare il comunitarismo e il relativismo culturale, che aprono la strada a una cosa sola: il totalitarismo religioso.»1

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Benedetto XVI (fattidicronaca.it)La decisione di papa Benedetto XVI di abdicare alla cattedra di Roma e alla successione di Pietro, mi ha fatto tornare in mente un passo del Vangelo, un detto di Gesù: «Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia; e al mattino: Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?» (Mt 16, 2-3). Continua »

Il 31 ottobre 1512 Michelangelo Buonarroti consegnò la volta affrescata della Cappella Sistina al committente, papa Giulio II. Sono passati cinquecento anni, un tempo lungo. Il giorno dopo, 1 novembre, Ognissanti, nella Cappella il papa celebrò i Vespri. Continua »

Imponderabile
Speranza
Evoluzione
Politica

 

Dal 17 al 19 settembre, a Modena, Carpi e Sassuolo, si è svolto il festivalfilosofia 2010, appuntamento ormai tradizionale di fine estate. La parola di quest’anno, intorno alla quale ha ruotato la manifestazione, è stata fortuna. Filosofi autorevoli hanno tenuto le lezioni magistrali: Zygmunt Bauman, Giovanni Reale, Massimo Cacciari, Salvatore Natoli, Jürgen Moltmann, Gerd Gigerenzer, Niles Eldredge, solo per citarne alcuni. Numeroso e attento il pubblico. Il sindaco di Modena ha parlato di centocinquantamila presenze nei tre giorni e nelle tre città del festival, giunto quest’anno alla decima edizione.

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Norberto Bobbio (foto Paola Agosti in futura.unito.it)Il 2004 in Italia è iniziato con la scomparsa di Norberto Bobbio, una delle menti più lucide del Novecento, un intellettuale che, come pochi altri, è stato immagine del decoro e dell’autorevolezza della cultura, il filosofo che ha dedicato buona parte della sua opera alla storia della democrazia, ai suoi princìpî e fini, alla sua attualità e al suo futuro. Muovendo proprio da questo impegno teorico, che è stato la premessa ideale della sua prassi politica e civile, vorrei proporne il ricordo attraverso la rilettura di un suo scritto, Il futuro della democrazia, edito da Einaudi.

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