secolnovo.it_20170528_132533In questi primi anni del terzo millennio, le confraternite si sono riproposte nella Chiesa cattolica tra le varie aggregazioni di fedeli laici. Infatti, papa Francesco, poche settimane dopo la sua elezione, nella giornata a loro dedicata, le ha salutate come «una realtà tradizionale nella Chiesa, che ha conosciuto in tempi recenti un rinnovamento e una riscoperta.» (Giornata delle Confraternite e della Pietà popolare, 5 maggio 2013). Il ritorno delle confraternite rappresenta il recupero di una forma di associazionismo devoto del passato nell’Occidente contemporaneo laico e laicista. È per questo una contraddizione culturale e religiosa apparente, che rende visibili le tendenze reali più profonde della società e quindi si presenta come segno dei tempi.

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Ci sono termini che caratterizzano periodi della storia. Termine inteso nella doppia accezione di parola e di limite, perché esprime entrambi i significati, magnificamente. Ricordando che le parole sono i primi strumenti a disposizione degli uomini per delimitare. Vuol dire che le parole caratterizzanti un tempo ne dicono anche i limiti della discussione, della consapevolezza, dell’intraprendenza. Parola come limite e limite come frontiera ideale, da difendere o da spostare più avanti.

Tra le parole di questi anni e proprio delle ultime settimane ci sono verità e libertà. Arrivano da lontano, in effetti ci sono sempre, ma in certi periodi tornano in modo più incisivo e determinante. A loro volta ne richiamano altre: religione, laicità, conflitto. Il senso attribuito a ciascuna di esse fissa i limiti del dibattito culturale, ma anche le frontiere sulle quali si combatte non solo con le armi della dialettica.

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La rinuncia di Benedetto XVI al pontificato rende evidente l’idea che ha di Chiesa la società contemporanea e come pensa dovrebbe essere governata. Tra i tanti temi che la decisione storica del papa propone, questo mi sembra tra i più interessanti. Continua »

Il 31 ottobre 1512 Michelangelo Buonarroti consegnò la volta affrescata della Cappella Sistina al committente, papa Giulio II. Sono passati cinquecento anni, un tempo lungo. Il giorno dopo, 1 novembre, Ognissanti, nella Cappella il papa celebrò i Vespri. Continua »

Giovanni Paolo IIIl 18 maggio scorso Giovanni Paolo II ha compiuto ottantaquattro anni. 1920-2004, un tempo lungo per qualsiasi uomo, in particolare per Karol Wojtyla, per quello che egli è stato e continua ad essere, per ciò che ha rappresentato e rappresenta. Ha vissuto gran parte del XX secolo: dai totalitarismi alla seconda guerra mondiale, alla resistenza al comunismo, al pontificato. Quindi l’alba del terzo millennio, il tanto atteso anno duemila, di cui egli è una delle immagini più significative. Ottantaquattro anni, venticinque dei quali vissuti da pontefice, intensamente, tenace baluardo della dottrina della fede, eppure profondo innovatore — direi rivoluzionario — come pochi altri contemporanei.

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