Dissenso è divergenza, quindi altra via, alternativa. È travaglio, anche drammatico, da cui però può nascere il nuovo. Allora è scelta, impegno, responsabilità. Non è moda, spinello e jeans strappati, ma l’esatto contrario.

Dissenso è cultura, quindi linguaggio e metodo rigorosi. È arte, letteratura, cinema. Gli ottant’anni del regista toscano Giuseppe Ferrara, compiuti e festeggiati a Roma il 15 luglio,1 sono un’occasione per osservare il dissenso che diventa cinema.

Quando il cinema è dissenso? Può esserlo quando documenta fatti e temi che altrimenti sarebbero trascurati dall’attenzione generale. Quando aiuta a ricordare, quando è informazione.

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Il cinema di Giuseppe Ferrara, regista toscano che il 15 luglio scorso ha compiuto ottant’anni, è una cronaca della lotta tra i poteri presenti e attivi in Italia. Ovvero, riducendo e schematizzando nei termini del linguaggio cinematografico, è la documentazione del confronto serrato tra buoni e cattivi nella società italiana contemporanea. Non si tratta, tuttavia, di un racconto epico, perché tale non è affatto lo stile di Ferrara. Il suo fine è divulgativo se non pedagogico. Continua »

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