si costerna, s’indigna, s’impegna

poi getta la spugna con gran dignità

Fabrizio De Andrè

 

Nelle reazioni agli ennesimi attentati dell’ISIS in Europa c’è una dignità presunta. C’è l’idea che la dignità dell’uomo europeo stia nella propria tolleranza assoluta. L’uomo rinascimentale, microcosmo, sintesi del creato, capace di elevarsi fino alle virtù angeliche, oggi è diventato l’uomo tollerante, laico e prosaico, più laico e prosaico del suo antenato. Ma forse anche incapace di difendere la propria dignità, presunta o reale, se non affermandola con un tracimare di buoni sentimenti, le bandiere a mezz’asta, le scritte colorate sui marciapiedi, i fiori, i presidi fieramente silenziosi e numerosi.

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stavolta sembra guerra
ma lo era anche la volta scorsa
e l’altra ancora
guerra culturale
dove cultura è contesto
pretesto
certezza
o illusione
contrapposizione

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La notizia è che il canale tv di informazione RaiNews24 e il sito internet rainews.it non trasmetteranno più i video dell’ISIS. Lo ha annunciato il direttore Monica Maggioni, dicendo che la decisione è stata presa per evitare di fare pubblicità allo stato islamico; quindi di fare da ripetitore di quella propaganda, di fare il gioco dei terroristi.

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Non provavo nessuna soddisfazione nel ritrovarmi in mezzo ai miei simili.

François

 

François è un professore universitario di Parigi, studioso ed esperto dello scrittore Joris-Karl Huysmans (1848-1907), parigino anch’egli, ma di un altro secolo. François è il protagonista, la voce narrante e la coscienza in cammino di Sottomissione, il romanzo di Michel Houellebecq, uscito in Francia il 7 gennaio scorso e in Italia il 15. Esattamente in cammino, coscienza in cammino, En route, come il titolo del romanzo di Huysmans del 1895. Perché Huysmans è il riferimento esistenziale di François, non solo l’autore oggetto degli studi di una vita, sebbene ancora giovane.

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Dopo una settimana di «Je suis Charlie» è arrivato il giorno di «Ecco Charlie».

Raffinato il realismo umoristico del titolo con cui «Libération» è uscito oggi, annunciando il primo numero del foglio satirico dopo l’attentato: «Je suis en kiosque». Quasi una resa dei conti, che alcuni si aspettavano nei confronti dei terroristi e dell’islam, ma che invece è con i tanti che si sono detti «Charlie» a parole: e ora?

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Mercoledì «Charlie Hebdo» torna in edicola dopo l’attentato.
In copertina parole di perdono per tutto e un Maometto commosso, anche lui «Charlie».
Lo sfondo è verde, il colore dell’islam.
L’ha pubblicata in anteprima il sito di «Libération», nella cui redazione sono stati accolti i superstiti del foglio satirico.
È un passo sicuro sulla via dell’integrazione.
Merci «Charlie».

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stampa

Ieri ho scritto sulla Marcia repubblicana di Parigi e della Francia, indicandola e apprezzandola come manifestazione della coscienza e della fierezza di essere cittadini. Sono valori francesi, i valori della Rivoluzione, vivi ancora oggi. Ho evitato cenni alla libertà di espressione per non confluire nella retorica — a volte noiosa — di questi giorni, ma soprattutto perché penso non sia quella la questione. Mi è sembrato inopportuno argomentarlo ieri, lo faccio oggi.

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Tu me defendas gladio, ego te defendam calamo.

Guglielmo di Ockham

 

L’attentato di Parigi contro la redazione del foglio satirico «Charlie Hebdo», in cui sono state uccise dodici persone, ha provocato una vasta reazione internazionale che ha subito trovato nel «Je suis Charlie» la propria icona.

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L’annuncio del presidente Obama alla vigilia dell’11 settembre, di «una vasta coalizione per respingere la minaccia terrorista» dello stato islamico,1 mi ha fatto pensare alla Lega santa che nel 1571 distrusse a Lepanto la flotta ottomana. Dopo quasi cinque secoli, lo scontro cruento tra Occidente cristiano e Oriente islamico è ancora attualità. Ciò dice che l’oggetto del contendere non è un’inezia. Continua »