Guida rapida agli effetti del Si e del NO, a una settimana dal voto al referendum costituzionale.

Il SI obbliga il parlamento a decidere su progetti di legge di iniziativa popolare, come diritto costituzionale dei cittadini.

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Perché Massimo D’Alema vota NO.
Perché Matteo Salvini vota NO.
Perché i sindacati votano NO.
Perché le discussioni estenuanti e sterili non sono la democrazia: bisogna agire.
Perché Ciriaco De Mita vota NO.
Perché in Italia c’è voglia di cambiamento.
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registro unioni civiliL’Italia si appresta ad avere una legge che riconosca le unioni omosessuali, cioè tra persone dello stesso sesso. È giusto che questi legami affettivi presenti nella società lo siano anche nella legislazione italiana, perché ai diritti come singoli dei soggetti che vivono il legame si aggiungano quelli come componenti una coppia. Si tratta in assoluto di una novità degli ultimi anni, non solo e non tanto giuridica, ma culturale e sociale, che in Italia porta con sé discussioni e contrapposizioni aspre per due aspetti: l’equiparazione delle unioni civili tra omosessuali alla famiglia tradizionale e (quindi) la possibilità che le nuove coppie adottino bambini. Adozione di un bambino di altri genitori o del partner, nato attraverso le banche del seme per le donne o la gestazione di una donna estranea per gli uomini. La gestazione di un’altra persona è detta utero in affitto. C’è chi ritiene l’espressione ripugnante. C’è chi ritiene ripugnante l’azione. Chi ne fa una questione estetica e linguistica, chi invece la ritiene una questione etica. Per altri non è affatto una questione, ma una pratica possibile e quindi del tutto lecita. Chi rifiuta l’espressione utero in affitto l’ha sostituita con maternità surrogata, che non mi sembra un gran progresso estetico e linguistico. È un caso in cui l’abbellimento risulta di una certa difficoltà, sia dell’espressione che della pratica. Le parole non sono solo flatus vocis, con buona pace di Roscellino di Compiègne, ma questo è un altro argomento.

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‘Comfort zone’ è una delle numerose espressioni della lingua inglese entrate nell’uso più o meno comune dell’italiano contemporaneo. Con un valore chiaramente metaforico, indica lo spazio psicologico in cui un essere umano è completamente a suo agio, indisturbato, comodo in mezzo a convinzioni, abitudini, schemi di ragionamento che sostanzialmente non chiedono sforzi o rischi di alcun tipo.

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1. La sanità militare italiana
2. Precetti di igiene per i soldati
3. Il capitano medico Biagio Ferrante

 

verdun_1111476c min2La Prima guerra mondiale ha presentato subito aspetti nuovi rispetto al conflitto europeo più rilevante che l’ha preceduta, la guerra franco-prussiana del 1870-1871. È stata una guerra di posizione e non di movimento, vissuta e combattuta da un numero enorme di soldati in prima linea nelle trincee invece che nei campi aperti di battaglia. C’è stato un uso frequentissimo di artiglierie, mitragliatrici e bombe a mano, armi più distruttive che in passato. Per la prima volta hanno combattuto aerei e dirigibili militari e sono state usate armi chimiche: i micidiali gas asfissianti, vescicanti, irritanti e tossici. La guerra è durata oltre ogni previsione, più di quattro anni, acuendo così ogni aspetto di nuova e maggiore tragicità.

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Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò nella Prima guerra mondiale. Era iniziata dieci mesi prima, il 28 luglio 1914. Contrapposti nel grande conflitto da una parte gli imperi centrali, Austria e Germania, dall’altra Russia, Francia e Regno Unito. L’Italia si schierò con questi ultimi.

secolnovo.it.GruppoGrandeGuerra.b

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secolnovo.it.Renzi.MontesquieuUna questione è tra le righe del dibattito politico italiano, da oltre due anni: l’Italia è nelle condizioni di sostenere un processo democratico di riforme? Cioè, in Italia il cambiamento può attuarsi nei paletti della democrazia parlamentare? Sempre che in Italia la democrazia sia reale e non solo teorica. La qual cosa sembrerebbe essere un’altro discorso e invece è una premessa della questione iniziale. Perché se la democrazia italiana è in crisi — diciamo così — come può un processo di riforma attuarsi al suo interno? Oppure, ancora, come può una democrazia in crisi riformare democraticamente se stessa?

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Siamo al 25 aprile 2015, giorno del settantesimo anniversario della Liberazione. Dopo aver ripercorso in un altro articolo la cronologia essenziale dei fatti accaduti dalla metà del 1943 al 25 aprile 1945, è tempo di cogliere la lezione di ciò che è stato in quegli anni. È tempo di cercare, in definitiva, il senso più autentico delle celebrazioni di quest’anno. Continua »

Indro Montanelli
Da una guerra nasce la Repubblica1

 

La guerra perduta ha cambiato i destini d’Italia. Dal disastro militare fu travolto il fascismo, tra le macerie dell’8 settembre nacque la Resistenza, gli errori e le colpe della monarchia che aveva avallato l’intervento a fianco della Germania nazista portarono alla Repubblica. Continua »

70liberazionefooterIl 25 aprile di quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della Liberazione. Nel 1945 in quella data ci fu l’insurrezione generale delle città del nord, tra esse Milano. L’Italia fu liberata dall’occupazione nazista e dai fascisti della Repubblica Sociale di Salò.

Il senso di un tale anniversario è ricordare l’avvenimento di cui si celebra la ricorrenza, raccontarlo alle generazioni che non lo hanno vissuto direttamente, farlo conoscere a chi lo ignora del tutto. Ma anche ricostruirlo in modo rigoroso, quindi conoscerlo meglio e valutarne gli esiti. Coglierne la lezione che attraverso i decenni — ormai sette per il 25 aprile — arriva fino al presente e che, in definitiva, ne giustifica il ricordo, lo studio, la celebrazione festosa.

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