Guida rapida agli effetti del Si e del NO, a una settimana dal voto al referendum costituzionale.

Il SI obbliga il parlamento a decidere su progetti di legge di iniziativa popolare, come diritto costituzionale dei cittadini.

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Perché Massimo D’Alema vota NO.
Perché Matteo Salvini vota NO.
Perché i sindacati votano NO.
Perché le discussioni estenuanti e sterili non sono la democrazia: bisogna agire.
Perché Ciriaco De Mita vota NO.
Perché in Italia c’è voglia di cambiamento.
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logo convegno ecclesiale FI2015Il tema non è dei più facili — e così ho scoraggiato i lettori approdati su questa pagina. Non è dei più facili, ma non per questo deve far scappare. Anzi. Si tratta di umanesimo, inteso però non come la cultura del XV secolo presupposto del Rinascimento, ma in senso contemporaneo di pensiero positivo sulla natura dell’uomo, sull’uomo stesso. L’uomo al centro, per valore e dignità, condizione affermata o negata e in che modo; i caratteri del valore e della dignità; la libertà o la schiavitù e così via, solo per chiarire il termine e accennare ai possibili sviluppi del tema.

Dal 9 al 13 novembre si è tenuto a Firenze il V Convegno nazionale della Chiesa italiana, dal titolo In Gesù Cristo il nuovo umanesimo. È il quinto appuntamento che la Chiesa italiana si è data intorno all’eredità del Concilio Vaticano II. Una tappa di riflessione più o meno decennale in cui osservare il presente e scegliere il percorso più adatto per continuare a camminare. Al convegno è intervenuto papa Francesco. Il discorso che ha pronunciato è una sintesi del concetto di umanesimo cristiano, ma in definitiva esprime l’umanesimo del papa. Continua »

Siamo al 25 aprile 2015, giorno del settantesimo anniversario della Liberazione. Dopo aver ripercorso in un altro articolo la cronologia essenziale dei fatti accaduti dalla metà del 1943 al 25 aprile 1945, è tempo di cogliere la lezione di ciò che è stato in quegli anni. È tempo di cercare, in definitiva, il senso più autentico delle celebrazioni di quest’anno. Continua »

Indro Montanelli
Da una guerra nasce la Repubblica1

 

La guerra perduta ha cambiato i destini d’Italia. Dal disastro militare fu travolto il fascismo, tra le macerie dell’8 settembre nacque la Resistenza, gli errori e le colpe della monarchia che aveva avallato l’intervento a fianco della Germania nazista portarono alla Repubblica. Continua »

70liberazionefooterIl 25 aprile di quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della Liberazione. Nel 1945 in quella data ci fu l’insurrezione generale delle città del nord, tra esse Milano. L’Italia fu liberata dall’occupazione nazista e dai fascisti della Repubblica Sociale di Salò.

Il senso di un tale anniversario è ricordare l’avvenimento di cui si celebra la ricorrenza, raccontarlo alle generazioni che non lo hanno vissuto direttamente, farlo conoscere a chi lo ignora del tutto. Ma anche ricostruirlo in modo rigoroso, quindi conoscerlo meglio e valutarne gli esiti. Coglierne la lezione che attraverso i decenni — ormai sette per il 25 aprile — arriva fino al presente e che, in definitiva, ne giustifica il ricordo, lo studio, la celebrazione festosa.

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La notizia è che il canale tv di informazione RaiNews24 e il sito internet rainews.it non trasmetteranno più i video dell’ISIS. Lo ha annunciato il direttore Monica Maggioni, dicendo che la decisione è stata presa per evitare di fare pubblicità allo stato islamico; quindi di fare da ripetitore di quella propaganda, di fare il gioco dei terroristi.

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Ci sono termini che caratterizzano periodi della storia. Termine inteso nella doppia accezione di parola e di limite, perché esprime entrambi i significati, magnificamente. Ricordando che le parole sono i primi strumenti a disposizione degli uomini per delimitare. Vuol dire che le parole caratterizzanti un tempo ne dicono anche i limiti della discussione, della consapevolezza, dell’intraprendenza. Parola come limite e limite come frontiera ideale, da difendere o da spostare più avanti.

Tra le parole di questi anni e proprio delle ultime settimane ci sono verità e libertà. Arrivano da lontano, in effetti ci sono sempre, ma in certi periodi tornano in modo più incisivo e determinante. A loro volta ne richiamano altre: religione, laicità, conflitto. Il senso attribuito a ciascuna di esse fissa i limiti del dibattito culturale, ma anche le frontiere sulle quali si combatte non solo con le armi della dialettica.

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Dopo una settimana di «Je suis Charlie» è arrivato il giorno di «Ecco Charlie».

Raffinato il realismo umoristico del titolo con cui «Libération» è uscito oggi, annunciando il primo numero del foglio satirico dopo l’attentato: «Je suis en kiosque». Quasi una resa dei conti, che alcuni si aspettavano nei confronti dei terroristi e dell’islam, ma che invece è con i tanti che si sono detti «Charlie» a parole: e ora?

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Mercoledì «Charlie Hebdo» torna in edicola dopo l’attentato.
In copertina parole di perdono per tutto e un Maometto commosso, anche lui «Charlie».
Lo sfondo è verde, il colore dell’islam.
L’ha pubblicata in anteprima il sito di «Libération», nella cui redazione sono stati accolti i superstiti del foglio satirico.
È un passo sicuro sulla via dell’integrazione.
Merci «Charlie».

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