secolnovo.it.Renzi.MontesquieuUna questione è tra le righe del dibattito politico italiano, da oltre due anni: l’Italia è nelle condizioni di sostenere un processo democratico di riforme? Cioè, in Italia il cambiamento può attuarsi nei paletti della democrazia parlamentare? Sempre che in Italia la democrazia sia reale e non solo teorica. La qual cosa sembrerebbe essere un’altro discorso e invece è una premessa della questione iniziale. Perché se la democrazia italiana è in crisi — diciamo così — come può un processo di riforma attuarsi al suo interno? Oppure, ancora, come può una democrazia in crisi riformare democraticamente se stessa?

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Stamattina il presidente Mattarella ha giurato e rivolto al parlamento il discorso d’insediamento. Sergio Mattarella è uno studioso del diritto e, fino a ieri, giudice della Corte costituzionale — anche per questo è stato eletto. Era atteso, dunque, che al centro del suo discorso ci fosse la Costituzione. La cosa da sapere era come ci sarebbe stata; ciò avrebbe dato indicazioni sul Mattarella nuovo presidente della Repubblica.

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Oggi, in un’ora e dieci minuti, dalle 14:10 alle 15:20 (lungo), Matteo Renzi ha reso al senato le dichiarazioni programmatiche del suo governo, che sabato ha giurato al Quirinale. Eccole in sintesi schematica, con i miei commenti a margine.

Renzi al senato (@Corriereit)

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Le elezioni politiche di fine febbraio e, dopo meno di due mesi, l’elezione del presidente della Repubblica hanno mostrato in modo evidente la crisi profonda dei partiti italiani. Rieletto Napolitano al Quirinale e formato il governo delle larghe intese di Enrico Letta, la politica italiana ha iniziato a fare melina. O meglio: il bis di Napolitano e il governo Letta sono già melina politica, di cui vedremo la natura. Dal punto di vista dei partiti, e quindi del sistema di cui essi sono la struttura, è utile prendere tempo. Continua »

Quando il diavolo ci mette la coda qualcuno inciampa.

Nella elezione del presidente della Repubblica è inciampato ed è caduto con fragoroso rumore il Partito democratico, trascinando con sé l’autorevolezza della politica italiana nell’appuntamento elettorale istituzionale più importante. Continua »

Se Berlusconi è il diavolo vuol dire che in Italia l’entità malefica è binaria, perché D’Alema lo è pure. Entrambi hanno causato lo sfascio del Paese negli ultimi vent’anni, ma hanno ancora un consenso che li tiene nelle prime file della politica nazionale. Insomma, diavolo o no, con i due bisogna fare i conti. Non è un mio auspicio, piuttosto un dato di fatto. Continua »

Esiste un governo efficiente della cosa pubblica e una democrazia reale senza partiti? Ovvero, senza soggetti intermedi, senza rappresentanza, senza discussione costante nei territori?

È il tema dei temi nell’Italia contemporanea. Continua »

Istituto Cattaneo (cattaneo.org)La settimana scorsa, nei giorni successivi alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, l’Istituto Cattaneo di Bologna ha pubblicato alcune analisi sugli esiti del voto. Si tratta, come sempre, di osservazioni utili a capire chi ha vinto e chi ha perso, che in questo caso dicono con evidenza cosa è accaduto davvero nelle urne italiane, dissipando l’incertezza che la politica tradizionale e l’informazione a seguito sostengono sia stata prodotta dalle elezioni. Continua »

Le vicende italiane degli ultimi mesi hanno ricordato e confermato che la carta stampata e le televisioni sono soggetti politici della vita pubblica nazionale. Semplificando: l’informazione fa politica, quindi è parziale; non racconta la realtà, ma la parte di essa che le conviene. Continua »

Essere sorpresi no, certo, ma irritati si e anche parecchio.

La discussione immediatamente successiva all’esito delle elezioni politiche di domenica e lunedì ha come centro la necessità che il M5S voti la fiducia in parlamento a un governo Bersani. Continua »