Guida rapida agli effetti del Si e del NO, a una settimana dal voto al referendum costituzionale.

Il SI obbliga il parlamento a decidere su progetti di legge di iniziativa popolare, come diritto costituzionale dei cittadini.

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Perché Massimo D’Alema vota NO.
Perché Matteo Salvini vota NO.
Perché i sindacati votano NO.
Perché le discussioni estenuanti e sterili non sono la democrazia: bisogna agire.
Perché Ciriaco De Mita vota NO.
Perché in Italia c’è voglia di cambiamento.
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secolnovo.it.Renzi.MontesquieuUna questione è tra le righe del dibattito politico italiano, da oltre due anni: l’Italia è nelle condizioni di sostenere un processo democratico di riforme? Cioè, in Italia il cambiamento può attuarsi nei paletti della democrazia parlamentare? Sempre che in Italia la democrazia sia reale e non solo teorica. La qual cosa sembrerebbe essere un’altro discorso e invece è una premessa della questione iniziale. Perché se la democrazia italiana è in crisi — diciamo così — come può un processo di riforma attuarsi al suo interno? Oppure, ancora, come può una democrazia in crisi riformare democraticamente se stessa?

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LeParisien20150330_leparisien.fr

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Stamattina il presidente Mattarella ha giurato e rivolto al parlamento il discorso d’insediamento. Sergio Mattarella è uno studioso del diritto e, fino a ieri, giudice della Corte costituzionale — anche per questo è stato eletto. Era atteso, dunque, che al centro del suo discorso ci fosse la Costituzione. La cosa da sapere era come ci sarebbe stata; ciò avrebbe dato indicazioni sul Mattarella nuovo presidente della Repubblica.

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Sergio Mattarella è il nuovo Presidente della Repubblica Italiana.

Palermitano, settantaquattro anni, cattolico praticante, giudice della Corte costituzionale. Fratello minore di Piersanti, ucciso dalla mafia nel 1980, mentre era presidente della regione Sicilia. Studioso di diritto, uomo onesto e severo.
Eletto con 665 voti (65,9%) sui 1.009 del parlamento riunito in seduta congiunta.
«Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. È sufficiente questo.» Sono le sue prime parole pubbliche da presidente eletto, invitato a esprimersi appena ricevuta ufficialmente la comunicazione dalla Presidente della Camera.

Sergio Mattarella porta alla presidenza della Repubblica la tradizione dei cattolici democratici italiani. Attraverso il fratello Piersanti, attraverso Leopoldo Elia, presidente della Corte Costituzionale, e Benigno Zaccagnini, segretario della Democrazia Cristiana, è legato al pensiero e all’esperienza politica di Aldo Moro. Moro è il filosofo del diritto, il paziente tessitore, il politico dei tempi nuovi mai nati. Oggi c’è, anche solo in filigrana, il riscatto di un’idea, di uno stile, di una prospettiva. Dopo anni di approssimazioni e di schiamazzi, Mattarella afferma nel presente e nel futuro istituzionale italiano una lezione autorevole del passato. Già in questo la sua dimora al Quirinale annuncia frutti buoni, perché le radici sono robuste e profonde. L’elezione di Mattarella diretta da Renzi — ne ha fatta una buona! — mostra chiaramente e finalmente che le qualità del nuovo non sono anagrafiche e non sono mode. Nuovo è sempre la capacità di leggere la realtà, di rappresentarla, di saper agire su di essa.

In Italia è ancora possibile qualcosa di buono.

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Renzi alla camera (ANSA.it)Matteo Renzi, presidente del Consiglio dei ministri, è tornato oggi in parlamento per il voto di fiducia alla camera dei deputati, dopo quello di ieri al senato. Ha parlato per cinquanta minuti (ancora lungo), in replica agli interventi dei deputati e alle critiche degli osservatori. Ieri è stato generico e demagogico, oggi ha iniziato dicendo che sarebbe entrato nel merito dei punti di programma, dei modi e dei tempi, ma non l’ha fatto. Ha riproposto lo slancio ideale del senato, senza però aggiungere dettagli, senza indicare come attuare gli interventi annunciati e dove trovare i soldi. Renzi parla senza dire, al governo si rivela come il nuovo senza novità. Riporto la sintesi schematica della replica, con pochi commenti a margine, perché poche sono state le aggiunte, pochi gli approfondimenti. Continua »

Oggi, in un’ora e dieci minuti, dalle 14:10 alle 15:20 (lungo), Matteo Renzi ha reso al senato le dichiarazioni programmatiche del suo governo, che sabato ha giurato al Quirinale. Eccole in sintesi schematica, con i miei commenti a margine.

Renzi al senato (@Corriereit)

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Festa dei Piccoli Comuni (lunigianasostenibile.it)La novità della politica italiana d’inizio 2014 è l’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi su una nuova legge elettorale e su una più articolata riforma istituzionale, che dovrebbe determinare la fine del bicameralismo perfetto cosiddetto, ovvero di un parlamento con due camere legislative sostanzialmente uguali. Ciò sarebbe attuato con la soppressione del senato come camera legislativa elettiva, così come è previsto dalla costituzione, sostituito da un’assemblea di rappresentanti delle amministrazioni locali, senza alcuna indennità di carica. In altre parole, ai nuovi senatori spetterebbero zero euro. Continua »