Ci sono volti e nomi che considero emblemi della vittoria tedesca al mondiale di calcio brasiliano. Mesut Özil, Jérôme Boateng, Sami Khedira. Non perché siano calciatori determinanti o, eventualmente, non solo e non tanto per questo. Khedira non ha neanche giocato la finale per problemi muscolari. Essi rappresentano la diversità nell’unità. Özil è di padre turco, Boateng di padre ganese, Khedira di padre tunisino. Insieme a Schweinsteiger, Thomas Müller, Hummels e gli altri sono la Germania campione, la Germania di oggi. Provenienze, storie, vite diverse, unite sotto la stessa bandiera, nel caso della coppa del mondo di calcio, dentro la stessa maglia.

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Il sangue come espressione. Una parte di sé, la parte che più di altre è sinonimo e veicolo di vita, diventa segno. Accade dalle origini dell’umanità. Il sangue come linguaggio. Considerato primitivo, sia nel senso di originario, sia nei sensi di rozzo e disumano. Che lo sia fin dalle origini è un fatto, che per questo possa o debba essere rozzo e disumano è un’opinione. Il sangue come elemento culturale. Una comunicazione muta, eppure efficacissima, per dire i fondamenti di un pensiero, di una fede, di una vita. Continua »

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«Chi semina nelle lacrime
mieterà con giubilo».

Cosa vuol dire il quinto verso del Salmo 125? È una constatazione oppure l’indicazione di un itinerario ineluttabile? Senza le lacrime non c’è il giubilo? Un detto di Gesù, nella tradizione del vangelo di Giovanni (12, 24), approfondisce il tema e indica cosa deve accadere perché alla semina segua la mietitura:

«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto».

Senza la morte non c’è il frutto, quindi non c’è mietitura e non può esserci giubilo. Ora il percorso è più chiaro, c’è una direzione: inizia da ciò che è considerato male e si compie in ciò che è pensato come bene.

 

Brown, InfernoInferno è il romanzo di Dan Brown ispirato alla prima cantica della Commedia di Dante Alighieri. Sarebbe in errore, tuttavia, chi si aspettasse un testo pieno di diavoli e peccatori, di fiamme e pece bollente, di «voci alte e fioche, e suon di man con elle». L’inferno dantesco orna la trama di Brown non come canovaccio di un andare analogo, ma come prima tappa del viaggio che ha portato il poeta fiorentino fino al cospetto di Dio. Ritrovatosi nella «selva oscura», Dante ha potuto «riveder le stelle» e giungere al «fulgore» della «luce etterna» solo attraversando l’inferno, il cupo e doloroso luogo dei dannati. Il suo procedere è stato dal sommo male al sommo bene. «La via del paradiso passa per l’inferno. Ce lo ha insegnato Dante». Vuol dire che all’uno non si giunge senza l’altro? Continua »

Stamattina, durante l’incontro con i giornalisti nell’aula Nervi, papa Francesco ha raccontato la scelta del nome.1 Nei due giorni di conclave, il suo posto in Sistina era vicino al cardinale brasiliano Claudio Hummes, «un grande amico, un grande amico! Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava» ha detto il papa. Raggiunti i due terzi dei voti e quindi l’elezione, c’è stato l’applauso consueto. Allora, Hummes ha abbracciato e baciato Jorge Bergoglio e gli ha detto: «Non dimenticarti dei poveri!». Queste parole sono rimaste in testa al cardinale appena eletto papa e gli hanno fatto pensare a Francesco d’Assisi. Continua »

1. L’archeologia
2. La pittura
3. L’economia

 

La parte Nord-Occidentale della Calabria, indicata anche come Alto Tirreno Cosentino, subito al confine con la Lucania e a breve distanza dalla Campania salernitana, presenta aspetti storici, artistici e culturali di un certo interesse. Continua »

«A Blythe… ancora. Più che mai». Dan Brown ha trovato il suo Graal molto tempo prima di Robert Langdon. Così come Blythe lo ha trovato prima di Sophie. Le premesse del romanzo e la sua conclusione si incontrano, com’è naturale. Segno di una coerenza di fondo che è tra i caratteri più evidenti, ma meno notati del testo in questione. Continua »

La chiesa della Madonna della Neve è l’edificio pubblico più antico e di maggiore rilievo storico e artistico di Verbicaro, in provincia di Cosenza. Sorge in cima a una rocca, nel quartiere Bonifanti, la parte medievale del paese. È di piccole dimensioni,1 a unica navata, architettonicamente essenziale. L’entrata è laterale e si apre su una delle due pareti longitudinali. L’interno è ornato da affreschi di santi e madonne, segni evidenti, come vedremo, di almeno tre fasi decorative diverse.

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