Cito spesso una frase di Gabriele De Rosa perché è una sintesi efficace di cos’è la Calabria: «una fede profonda, tanto satura di storia, da rimanerne fuori.»1 Dove la fede può indicare non solo la religiosità, ma lo spirito inteso nel senso più ampio, il mondo interiore, le idee, i sentimenti, l’immaterialità tanto reale della vita degli uomini. Continua »


Ci sono termini che caratterizzano periodi della storia. Termine inteso nella doppia accezione di parola e di limite, perché esprime entrambi i significati, magnificamente. Ricordando che le parole sono i primi strumenti a disposizione degli uomini per delimitare. Vuol dire che le parole caratterizzanti un tempo ne dicono anche i limiti della discussione, della consapevolezza, dell’intraprendenza. Parola come limite e limite come frontiera ideale, da difendere o da spostare più avanti.

Tra le parole di questi anni e proprio delle ultime settimane ci sono verità e libertà. Arrivano da lontano, in effetti ci sono sempre, ma in certi periodi tornano in modo più incisivo e determinante. A loro volta ne richiamano altre: religione, laicità, conflitto. Il senso attribuito a ciascuna di esse fissa i limiti del dibattito culturale, ma anche le frontiere sulle quali si combatte non solo con le armi della dialettica.

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Sette secoli or sono, nel 1314, Jacques de Molay, maestro dei templari, finiva i suoi giorni sul rogo, a Parigi, per volere del re di Francia Filippo il Bello. Era la sera del 18 marzo, un lunedì. La data che però è legata alla fine dell’Ordine religioso è il venerdì 13 ottobre. Sette anni prima, infatti, nel 1307, iniziava quel giorno la caccia ai templari, operazione tra le più violente della storia, che si compì proprio con la soppressione dell’Ordine e la morte di de Molay. Quei cavalieri sono tra le immagini più espressive del medioevo, sebbene offuscati dal mito e controversi, ma certamente longevi. Tanto da indurre a considerare il venerdì 13, proprio per la loro fine, giorno di sorte avversa. Continua »

Ci sono volti e nomi che considero emblemi della vittoria tedesca al mondiale di calcio brasiliano. Mesut Özil, Jérôme Boateng, Sami Khedira. Non perché siano calciatori determinanti o, eventualmente, non solo e non tanto per questo. Khedira non ha neanche giocato la finale per problemi muscolari. Essi rappresentano la diversità nell’unità. Özil è di padre turco, Boateng di padre ganese, Khedira di padre tunisino. Insieme a Schweinsteiger, Thomas Müller, Hummels e gli altri sono la Germania campione, la Germania di oggi. Provenienze, storie, vite diverse, unite sotto la stessa bandiera, nel caso della coppa del mondo di calcio, dentro la stessa maglia.

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Vermeer, Ragazza con l'orecchino di perla (mauritshuis.nl)Oggi si parla spesso di nuovo e di innovazione, in luoghi e contesti diversi e con accezioni anche contraddittorie. In Italia se ne parla da anni: venti, trenta, quaranta. Se ne parla con una certa continuità dalla fine degli anni Sessanta del Novecento, quindi da tanto tempo. Sembra di essere in una transizione infinita, che però non è chiaro se sia effettivamente iniziata, quando e quali esiti possa avere. Sembra che domani debba essere o possa essere sempre un altro giorno, quando invece la storia insegna che per i popoli i punti e a capo, le cesure rapide e nette non esistono.

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Nel mese trascorso dalla rinuncia di Benedetto XVI al pontificato, annunciata in concistoro l’11 febbraio scorso, la discussione che ne è mossa si è occupata soprattutto del rapporto tra Chiesa e modernità. Continua »


Benedetto XVI (fattidicronaca.it)La decisione di papa Benedetto XVI di abdicare alla cattedra di Roma e alla successione di Pietro, mi ha fatto tornare in mente un passo del Vangelo, un detto di Gesù: «Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia; e al mattino: Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?» (Mt 16, 2-3). Continua »

Karl Marx (Wikipedia)Colpiscono le parole di Jean-Claude Juncker, dette ieri al Parlamento europeo nel corso del suo ultimo intervento da presidente dell’eurogruppo: la disoccupazione è «l’enorme tragedia» della società europea, che l’Europa sta sottovalutando. Praticamente un bilancio e una indicazione di rotta, al termine del mandato di presidente dei ministri delle finanze dei paesi euro. Un punto di vista autorevole. «Abbiamo toccato dei livelli che non possiamo permetterci» è stata la denuncia di Juncker, che ha citato Karl Marx e invocato il salario minimo garantito e politiche attive del lavoro per affrontare la questione e rendere la società europea più equa. «Se non lo facciamo perderemmo credibilità e approvazione della classe operaia».1 Continua »

Il 31 ottobre 1512 Michelangelo Buonarroti consegnò la volta affrescata della Cappella Sistina al committente, papa Giulio II. Sono passati cinquecento anni, un tempo lungo. Il giorno dopo, 1 novembre, Ognissanti, nella Cappella il papa celebrò i Vespri. Continua »

1. La mostra
2. Luce protagonista
3. Le mani di Michelangelo

 


1. La mostra

La mostra che le Scuderie del Quirinale, dal 20 febbraio al 13 giugno 2010, dedicano al pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio, nel quarto centenario della morte, è soprattutto una buona intenzione. Continua »