Renzi alla camera (ANSA.it)Matteo Renzi, presidente del Consiglio dei ministri, è tornato oggi in parlamento per il voto di fiducia alla camera dei deputati, dopo quello di ieri al senato. Ha parlato per cinquanta minuti (ancora lungo), in replica agli interventi dei deputati e alle critiche degli osservatori. Ieri è stato generico e demagogico, oggi ha iniziato dicendo che sarebbe entrato nel merito dei punti di programma, dei modi e dei tempi, ma non l’ha fatto. Ha riproposto lo slancio ideale del senato, senza però aggiungere dettagli, senza indicare come attuare gli interventi annunciati e dove trovare i soldi. Renzi parla senza dire, al governo si rivela come il nuovo senza novità. Riporto la sintesi schematica della replica, con pochi commenti a margine, perché poche sono state le aggiunte, pochi gli approfondimenti. Continua »

Oggi, in un’ora e dieci minuti, dalle 14:10 alle 15:20 (lungo), Matteo Renzi ha reso al senato le dichiarazioni programmatiche del suo governo, che sabato ha giurato al Quirinale. Eccole in sintesi schematica, con i miei commenti a margine.

Renzi al senato (@Corriereit)

Continua »

Caro Renzi,

credo di capire perché stasera al tuo discorso dopo la vittoria c’erano le bandiere del Pd. Il simbolo del partito la cui assenza alle tue manifestazioni era uno degli argomenti contro di te l’anno scorso, alle primarie vinte da Bersani. Stasera da te sventolano le bandiere perché da stasera il Pd lo rappresenti tu. Facile, ora. Continua »

Le elezioni politiche di fine febbraio e, dopo meno di due mesi, l’elezione del presidente della Repubblica hanno mostrato in modo evidente la crisi profonda dei partiti italiani. Rieletto Napolitano al Quirinale e formato il governo delle larghe intese di Enrico Letta, la politica italiana ha iniziato a fare melina. O meglio: il bis di Napolitano e il governo Letta sono già melina politica, di cui vedremo la natura. Dal punto di vista dei partiti, e quindi del sistema di cui essi sono la struttura, è utile prendere tempo. Continua »

C’è una frase di Giovanni Falcone che torna spesso nei miei pensieri: «Io credo nello Stato, e ritengo che sia proprio la mancanza di senso dello Stato, di Stato come valore interiorizzato, a generare quelle distorsioni presenti nell’animo siciliano: il dualismo tra società e Stato; il ripiegamento sulla famiglia, sul gruppo, sul clan; la ricerca di un alibi che permetta a ciascuno di vivere e lavorare in perfetta anomia, senza alcun riferimento a regole di vita collettiva».1

Lo Stato che non c’è, se non come intralcio, come sanguisuga, come declamazione ipocrita di valori. Assente, sia come oggetto che come soggetto, dappertutto in Italia, non solo in Sicilia. Continua »

Negli anni di liceo — gli anni Ottanta — ho scelto tra le mie letture extrascolastiche i libri di Andreotti. Visti da vicino, De Gasperi visto da vicino, Onorevole, stia zitto, L’URSS vista da vicino, Il potere logora… ma è meglio non perderlo. Ero stato attratto dall’ironia dell’uomo politico, dalla sua presenza costante nella vita pubblica nazionale e soprattutto da alcuni giudizi letterari che lo indicavano come uno scrittore di pregio. Amando la scrittura, ho sempre cercato buoni maestri di stile. Continua »

Quando si dice che Napolitano è garante. Della continuità.

Vent’anni fa era già definito «anziano leader» e il sistema politico lo contrapponeva e preferiva al «mite» prof. Rodotà. Oggi è rieletto al Quirinale. Come paravento del disastro della politica. Come toppa peggiore del buco, aggiungo io. Per forza in Italia i giovani, il cambiamento, le riforme fanno paura. Si è perso il senso e il fascino del nuovo. È necessario ripartire proprio dal ridare significato a queste parole. Continua »

Quando il diavolo ci mette la coda qualcuno inciampa.

Nella elezione del presidente della Repubblica è inciampato ed è caduto con fragoroso rumore il Partito democratico, trascinando con sé l’autorevolezza della politica italiana nell’appuntamento elettorale istituzionale più importante. Continua »

Se Berlusconi è il diavolo vuol dire che in Italia l’entità malefica è binaria, perché D’Alema lo è pure. Entrambi hanno causato lo sfascio del Paese negli ultimi vent’anni, ma hanno ancora un consenso che li tiene nelle prime file della politica nazionale. Insomma, diavolo o no, con i due bisogna fare i conti. Non è un mio auspicio, piuttosto un dato di fatto. Continua »

Cortile del Quirinale (fotoeweb.it)L’attesa spasmodica dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica dice il vuoto di idee della dirigenza politica italiana e di tanta informazione. A quasi due mesi dal voto del 24 e 25 febbraio, che ha detto la richiesta degli italiani di cambiamento, continua ad essere al centro della vita politica nazionale l’ostinato tentativo di conservare il sistema. Il futuro dell’Italia è bloccato da un gigantesco macigno ostruttivo: le vecchie idee, i vecchi schemi, la prassi stantia della politica tradizionale. Continua »