Stamattina il presidente Mattarella ha giurato e rivolto al parlamento il discorso d’insediamento. Sergio Mattarella è uno studioso del diritto e, fino a ieri, giudice della Corte costituzionale — anche per questo è stato eletto. Era atteso, dunque, che al centro del suo discorso ci fosse la Costituzione. La cosa da sapere era come ci sarebbe stata; ciò avrebbe dato indicazioni sul Mattarella nuovo presidente della Repubblica.

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Sergio Mattarella è il nuovo Presidente della Repubblica Italiana.

Palermitano, settantaquattro anni, cattolico praticante, giudice della Corte costituzionale. Fratello minore di Piersanti, ucciso dalla mafia nel 1980, mentre era presidente della regione Sicilia. Studioso di diritto, uomo onesto e severo.
Eletto con 665 voti (65,9%) sui 1.009 del parlamento riunito in seduta congiunta.
«Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. È sufficiente questo.» Sono le sue prime parole pubbliche da presidente eletto, invitato a esprimersi appena ricevuta ufficialmente la comunicazione dalla Presidente della Camera.

Sergio Mattarella porta alla presidenza della Repubblica la tradizione dei cattolici democratici italiani. Attraverso il fratello Piersanti, attraverso Leopoldo Elia, presidente della Corte Costituzionale, e Benigno Zaccagnini, segretario della Democrazia Cristiana, è legato al pensiero e all’esperienza politica di Aldo Moro. Moro è il filosofo del diritto, il paziente tessitore, il politico dei tempi nuovi mai nati. Oggi c’è, anche solo in filigrana, il riscatto di un’idea, di uno stile, di una prospettiva. Dopo anni di approssimazioni e di schiamazzi, Mattarella afferma nel presente e nel futuro istituzionale italiano una lezione autorevole del passato. Già in questo la sua dimora al Quirinale annuncia frutti buoni, perché le radici sono robuste e profonde. L’elezione di Mattarella diretta da Renzi — ne ha fatta una buona! — mostra chiaramente e finalmente che le qualità del nuovo non sono anagrafiche e non sono mode. Nuovo è sempre la capacità di leggere la realtà, di rappresentarla, di saper agire su di essa.

In Italia è ancora possibile qualcosa di buono.

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Quando si dice che Napolitano è garante. Della continuità.

Vent’anni fa era già definito «anziano leader» e il sistema politico lo contrapponeva e preferiva al «mite» prof. Rodotà. Oggi è rieletto al Quirinale. Come paravento del disastro della politica. Come toppa peggiore del buco, aggiungo io. Per forza in Italia i giovani, il cambiamento, le riforme fanno paura. Si è perso il senso e il fascino del nuovo. È necessario ripartire proprio dal ridare significato a queste parole. Continua »

Quando il diavolo ci mette la coda qualcuno inciampa.

Nella elezione del presidente della Repubblica è inciampato ed è caduto con fragoroso rumore il Partito democratico, trascinando con sé l’autorevolezza della politica italiana nell’appuntamento elettorale istituzionale più importante. Continua »

Se Berlusconi è il diavolo vuol dire che in Italia l’entità malefica è binaria, perché D’Alema lo è pure. Entrambi hanno causato lo sfascio del Paese negli ultimi vent’anni, ma hanno ancora un consenso che li tiene nelle prime file della politica nazionale. Insomma, diavolo o no, con i due bisogna fare i conti. Non è un mio auspicio, piuttosto un dato di fatto. Continua »

Cortile del Quirinale (fotoeweb.it)L’attesa spasmodica dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica dice il vuoto di idee della dirigenza politica italiana e di tanta informazione. A quasi due mesi dal voto del 24 e 25 febbraio, che ha detto la richiesta degli italiani di cambiamento, continua ad essere al centro della vita politica nazionale l’ostinato tentativo di conservare il sistema. Il futuro dell’Italia è bloccato da un gigantesco macigno ostruttivo: le vecchie idee, i vecchi schemi, la prassi stantia della politica tradizionale. Continua »

Paolo Borsellino (Wikipedia)Qual è il senso di una commemorazione?

In Italia, generalmente, è un esercizio di ipocrisia. Mostrare sempre e comunque il potere dalla parte di chi merita di essere commemorato. Ammaestrare le masse idiote ai più alti destini dello Stato. Talmente alti — e altri rispetto agli interessi comuni — da essere ostinatamente nascosti a quasi tutti.

L’iniziativa del presidente Giorgio Napolitano contro la Procura della Repubblica di Palermo,1 a tre giorni dal ventesimo anniversario della strage di via D’Amelio, è il modo migliore per ricordare e celebrare Paolo Borsellino.

Finalmente il potere non stinge fatti e persone, per mostrare che tutto e tutti sono uguali. Che, se pure c’è o deve esserci un nemico, esso è talmente indefinito da risultare astratto. Funzionale. Nel gioco delle parti, sul palcoscenico meschino della commemorazione. Continua »


Oscar Luigi Scalfaro (parma.repubbica.it) La vita è condivisione. In varie forme, accenti e momenti, ma è condivisione. Mettere in comune un ideale o un sentimento è la sublimazione del condividere. Il punto più alto. Trovare, incontrare, riconoscere chi lo rende possibile è gran parte del vivere. Oscar Luigi Scalfaro è stato questo. Coscienza critica, intelligenza onesta, passione civile. Ha vissuto libertà e giustizia senza condizioni e ha offerto agli italiani un esempio a cui può aggrapparsi chi vuole essere libero e giusto.

Nell’Italia mediocre degli ultimi decenni, chi ha cercato punti fermi ne ha trovato, sempre, in Scalfaro. I giovani soprattutto, a cui egli ha dedicato gli ultimi anni, apostolo della Costituzione, e quindi del diritto. Al suo seguito è stato bello essere italiani.

Oscar Luigi Scalfaro è morto, stanotte, a novantatre anni.

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