La morte di Umberto Eco ha portato o riportato l’attenzione sulla semiotica e sul medioevo, una disciplina e un’epoca che sono stati gli ambiti in cui egli ha operato, come docente e come romanziere. In genere li si considera separatamente, la semiotica dal medioevo e viceversa, trascurando così le analogie che possono esserci e che sono evidenti proprio nell’opera di Eco. Il punto di incontro più noto è Il nome della rosa, romanzo del 1980, anch’esso tornato ad una maggiore attenzione in queste settimane.

Continua »

Umbero Eco_thedianerehmshow.org

Al mondo ci son dei monumenti
che non amano star sul piedistallo,
ma vogliono passeggiare, contenti
di più se in groppa ad un cavallo.

Altri, invece, son molto attenti
a non esser colti mai in fallo,
sul breve spazio sempre presenti
e in quella posa ci fanno il callo.

Un anno fa uscì Sottomissione,
guardando avanti senza posa,
e l’ultimo di Eco, un’inversione.

Ebbe la sua docenza gaudiosa,
ancor della tesi guida l’azione,
ma stà solitaria la prima rosa.

 

stampa

Continua, celebrato e solenne, il costante isocronismo del pendolo. Il pendolo come la rosa — «Salviti il ciel…». La rosa come il pendolo.

Nel gran campo della letteratura sono spuntati a un tratto un roseto nominalista di monaci medievali e l’enigmatico albero delle sefirot. Non esisteva un ordine che legasse gli accadimenti sui quali ha indagato Guglielmo e non esiste il piano dei templari, che è una pura invenzione di Casaubon e compagni. Le cose e gli eventi sono e basta e non rimandano ad alcunché. Sunt flatus vocis universalia. È buio.

Continua »