«Elizabeth si era passata il pettine fra i lunghi riccioli argentei».

locandina-inferno_mymovies-it_200pxNel film di Ron Howard la «donna dai capelli argentei» del romanzo di Dan Brown è diventata una più comune signora dai capelli lisci e scuri. Il mutato colore dei capelli della direttrice dell’Organizzazione mondiale della sanità ha fatto svanire l’originalità e il fascino di un personaggio fondamentale del racconto letterario, nelle cui parole è una parte cospicua del senso del romanzo e che invece al cinema assume rilievo per essere stata un antico, ma solo possibile amore del protagonista, il professore americano Robert Langdon. Il dettaglio dei «riccioli argentei» che non ci sono più mi sembra emblematico del rapporto che c’è tra il film e il testo da cui è tratto. Un dettaglio che oggi richiama, e poteva farlo anche nel film, donne come Christine Lagarde e Janet Yellen, in un legame virtuoso della narrazione con l’attualità anche da un punto di vista estetico. Elizabeth Sinskey rimane piuttosto una di loro che non l’attrice Sidse Babett Knudsen, voluta dal regista liscia e scura.

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Umbero Eco_thedianerehmshow.org

Al mondo ci son dei monumenti
che non amano star sul piedistallo,
ma vogliono passeggiare, contenti
di più se in groppa ad un cavallo.

Altri, invece, son molto attenti
a non esser colti mai in fallo,
sul breve spazio sempre presenti
e in quella posa ci fanno il callo.

Un anno fa uscì Sottomissione,
guardando avanti senza posa,
e l’ultimo di Eco, un’inversione.

Ebbe la sua docenza gaudiosa,
ancor della tesi guida l’azione,
ma stà solitaria la prima rosa.

 

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Indossava una marsina azzurra, una bellissima marsina azzurra. E fu l’unica mattina, «dissero alcuni, amanti degli aneddoti», in cui gli si vide in volto «un autentico e tenero sorriso». Era l’8 giugno 1794 e si celebrava la festa dell’Essere supremo, in piena Rivoluzione. Il cielo di Parigi era invaso da «una luce celeste». Una «limpidezza inaudita», rara o forse unica. Lui era Maximilien Robespierre — l’uomo che indossava la marsina azzurra, non l’Essere supremo. Nel suo caso è d’obbligo specificare, per evitare confusioni pericolose. Perché lui stesso, l’Incorruttibile, su questo è sembrato confuso.

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Amiens, BM, ms0006, f074, Bible (enluminures.culture.fr)Un altro anno è trascorso per secolnovo.it, il secondo. Il tempo è la dimensione del maturare quindi oggi penso sia più chiaro qual è il proposito del sito: annotare il nostro tempo, osservandolo e conoscendolo nel confronto con la storia e le vicende culturali e artistiche della società. Aggiungo la politica come chiave di lettura del presente, ma quando essa è depurata dai residui della cronaca. La politica deve essere ricondotta alle sue reali proporzioni e ai dati oggettivi di una collettività, deve essere ripulita dal cicaleggio quotidiano perché sia un indicatore credibile della società. Continua »

Chiunque scriva o abbia scritto perché ama la scrittura, si sarà chiesto almeno una volta cosa sia scrivere. Le risposte saranno state le più varie: un dialogo con sé stessi, uno sfogo, una terapia; una forma di rappresentazione di sé o del mondo, uno spazio di libertà o di felicità. Continua »

Oggi secolnovo.it compie un anno.

È il primo passo della proposta di analisi e di discussione che ho fatto, appunto, un anno fa. L’attuazione dell’idea non aveva imminenti finalità quantitative, se non la durata nel tempo. Questo mi fa considerare l’anniversario di oggi come un primo risultato raggiunto. Continua »

Dire che Jasper Gwyn fosse in preda alla noia sarebbe volgare.
Forse ci sarà stata anche la noia, ma prima, molto tempo prima che camminasse per Regent’s Park. Come sintomo iniziale dello squilibrio di una vita. Si, squilibrio, non patologia psichica, ma assenza temporanea di equilibrio. Ci sono esseri umani che non arrivano mai a una tale condizione nella loro vita. È triste. Continua »

Continua, celebrato e solenne, il costante isocronismo del pendolo. Il pendolo come la rosa — «Salviti il ciel…». La rosa come il pendolo.

Nel gran campo della letteratura sono spuntati a un tratto un roseto nominalista di monaci medievali e l’enigmatico albero delle sefirot. Non esisteva un ordine che legasse gli accadimenti sui quali ha indagato Guglielmo e non esiste il piano dei templari, che è una pura invenzione di Casaubon e compagni. Le cose e gli eventi sono e basta e non rimandano ad alcunché. Sunt flatus vocis universalia. È buio.

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Illustrazione di Quint BuchholzLeggendolo, sembra che Il venditore di storie di Jostein Gaarder abbia dei punti deboli: 1) il trauma causato nel piccolo Petter dall’episodio del padre che coglie la madre con l’amante; 2) la figlia del protagonista, Tesoro, che rispunta nella trama dietro lo pseudonimo di Wilhelmine Wittman, senza che il padre lo capisca subito; 3) l’incesto finale.

Il percorso della trama si intuisce fin dall’inizio dell’intreccio, tutto sembra banale. È così o è stato voluto esattamente così da Gaarder?

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