‘A morte ‘o ssaje ched’è?… è una livella.

‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘nu grand’ommo
trasenno stu canciello ha fatt’ ‘o punto
c’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme

A cinquant’anni dalla sua morte, Totò sembra abbia smentito se stesso, ovvero l’Antonio De Curtis autore dei versi appena citati. Con lui la morte non è stata una livella, ma un amplificatore di notorietà e quindi di specificità. Il 15 aprile 1967 è calato il sipario sulla sua vita, ma ciò non ha determinato affatto la perdita di tutto, di certo non la perdita del nome Totò, che ancora, dopo cinquant’anni, risuona nei tanti echi della sua arte propagatisi fino a oggi.

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dario-foLa morte di Dario Fo mi ha fatto chiedere cosa lui ha rappresentato davvero nella cultura italiana del Novecento e dei primi anni duemila. Cosa ha rappresentato oltre al grammelot, a Mistero buffo, al premio Nobel per la letteratura ricevuto nel 1997, che sono i contenuti e gli aspetti della sua carriera artistica più citati sempre e in particolare ora che lui non c’è più. Perché un grande uomo di teatro come Dario Fo non è solo il suo curriculum, piuttosto il filo che unisce tutto ciò che ha fatto.

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Cito spesso una frase di Gabriele De Rosa perché è una sintesi efficace di cos’è la Calabria: «una fede profonda, tanto satura di storia, da rimanerne fuori.»1 Dove la fede può indicare non solo la religiosità, ma lo spirito inteso nel senso più ampio, il mondo interiore, le idee, i sentimenti, l’immaterialità tanto reale della vita degli uomini. Continua »

STOMP (ticketmaster.co.uk)Qualche settimana fa discutevo con un mio amico chitarrista del contemporaneo in musica. Lui sta lavorando ad alcune composizioni per chitarra, in cui vuole esprimere la sua idea di contemporaneo. Cosa intendiamo per musica contemporanea e quindi cos’è contemporaneo? Dire la ‘sua’ idea presuppone che possano essercene tante, addirittura personali. Il punto d’arrivo, tuttavia, è pur sempre una definizione che sia condivisa. Me ne sono ricordato in questi giorni a Roma, al teatro Brancaccio, immerso nello spettacolo STOMP.

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«che cosa è l’uomo perché te ne ricordi
il figlio dell’uomo perché te ne curi?»

L’idea che gli uomini hanno di se stessi è una questione che ritorna. Le parole di un salmo (8, 5) pongono una domanda frequente nella storia degli uomini, nei fatti personali come nelle vicende comuni. Le risposte date sono tra gli elementi più determinanti nel caratterizzare una vita o un’epoca. Quella del salmo è una delle tante. Cos’è l’uomo?

«Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato.» (8, 6)

Si, una delle tante. Ma anche un paradigma, una sintesi efficace. Continua »

Chiunque scriva o abbia scritto perché ama la scrittura, si sarà chiesto almeno una volta cosa sia scrivere. Le risposte saranno state le più varie: un dialogo con sé stessi, uno sfogo, una terapia; una forma di rappresentazione di sé o del mondo, uno spazio di libertà o di felicità. Continua »

Il teatro esiste. Ancora.

Già questa, nella cultura di oggi, è una notizia di rilievo. Se poi quell’esistenza è multiforme, tanto da comprendere anche un teatro sociale, il rilievo è assoluto. Perché? Perché il teatro è disciplina, è contenuti, è impegno, è rischio. Ingredienti rari. La realtà al centro. Prima come oggetto da osservare e comprendere, poi come soggetto trasfigurato da interpretare, con gesti e parole. Arte pura.

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