si costerna, s’indigna, s’impegna

poi getta la spugna con gran dignità

Fabrizio De Andrè

 

Nelle reazioni agli ennesimi attentati dell’ISIS in Europa c’è una dignità presunta. C’è l’idea che la dignità dell’uomo europeo stia nella propria tolleranza assoluta. L’uomo rinascimentale, microcosmo, sintesi del creato, capace di elevarsi fino alle virtù angeliche, oggi è diventato l’uomo tollerante, laico e prosaico, più laico e prosaico del suo antenato. Ma forse anche incapace di difendere la propria dignità, presunta o reale, se non affermandola con un tracimare di buoni sentimenti, le bandiere a mezz’asta, le scritte colorate sui marciapiedi, i fiori, i presidi fieramente silenziosi e numerosi.

Continua »

stavolta sembra guerra
ma lo era anche la volta scorsa
e l’altra ancora
guerra culturale
dove cultura è contesto
pretesto
certezza
o illusione
contrapposizione

Continua »

La notizia è che il canale tv di informazione RaiNews24 e il sito internet rainews.it non trasmetteranno più i video dell’ISIS. Lo ha annunciato il direttore Monica Maggioni, dicendo che la decisione è stata presa per evitare di fare pubblicità allo stato islamico; quindi di fare da ripetitore di quella propaganda, di fare il gioco dei terroristi.

Continua »

Ieri ho scritto sulla Marcia repubblicana di Parigi e della Francia, indicandola e apprezzandola come manifestazione della coscienza e della fierezza di essere cittadini. Sono valori francesi, i valori della Rivoluzione, vivi ancora oggi. Ho evitato cenni alla libertà di espressione per non confluire nella retorica — a volte noiosa — di questi giorni, ma soprattutto perché penso non sia quella la questione. Mi è sembrato inopportuno argomentarlo ieri, lo faccio oggi.

Continua »

Je ne sais pas si la France est Charlie. Être Charlie peut signifier beaucoup de choses et donc peut dire rien. Mais je sais que la France est la conscience et la fierté d’être citoyens. Les valeurs de la Grande Révolution sont encore vivants et peuvent être adressé vers le monde.

Continua »

 

Tu me defendas gladio, ego te defendam calamo.

Guglielmo di Ockham

 

L’attentato di Parigi contro la redazione del foglio satirico «Charlie Hebdo», in cui sono state uccise dodici persone, ha provocato una vasta reazione internazionale che ha subito trovato nel «Je suis Charlie» la propria icona.

Continua »

L’annuncio del presidente Obama alla vigilia dell’11 settembre, di «una vasta coalizione per respingere la minaccia terrorista» dello stato islamico,1 mi ha fatto pensare alla Lega santa che nel 1571 distrusse a Lepanto la flotta ottomana. Dopo quasi cinque secoli, lo scontro cruento tra Occidente cristiano e Oriente islamico è ancora attualità. Ciò dice che l’oggetto del contendere non è un’inezia. Continua »

I 55 giorni che hanno cambiato l'ItaliaÈ uscito il 9 maggio il libro di Ferdinando Imposimato I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia. Perché Aldo Moro doveva morire? La storia vera. Dopo due settimane è già alla quarta edizione. Il volume odora di stampa fresca e ciò rende la lettura ancora più piacevole, come sanno bene i bibliofili. Il 9 maggio è l’anniversario dell’assassinio di Moro e del ritrovamento del cadavere nella Renault rossa in Via Caetani. Quest’anno è stato il trentacinquesimo.

Moro è un crocevia dell’Italia contemporanea. Lo è la sua vicenda politica trentennale e lo è il suo epilogo tragico. Moro è l’incarnazione dei tentativi di costruire il nuovo, dei successi parziali ottenuti, dei contrasti per impedirlo o condizionarlo, delle sconfitte subite. Nuovo inteso come processo sociale e politico che avanza, che deve essere seguito e indirizzato. Nuovo come sviluppo lineare, piuttosto che nell’accezione italiana di moto circolare, il movimento che riporta sempre al punto di partenza. Inesorabilmente. Continua »

Il cinema di Giuseppe Ferrara, regista toscano che il 15 luglio scorso ha compiuto ottant’anni, è una cronaca della lotta tra i poteri presenti e attivi in Italia. Ovvero, riducendo e schematizzando nei termini del linguaggio cinematografico, è la documentazione del confronto serrato tra buoni e cattivi nella società italiana contemporanea. Non si tratta, tuttavia, di un racconto epico, perché tale non è affatto lo stile di Ferrara. Il suo fine è divulgativo se non pedagogico. Continua »

Ho ripreso in mano La guerra di guerriglia di Ernesto (Che)1 Guevara proprio in questi giorni in cui, un gruppo armato, si sta ergendo nuovamente a giudice ed esecutore di sentenze in virtù di una presunta giustizia del popolo.

Continua »