La Sicilia è una terra ricca di tante cose, anche di ottimi attori. Lo ha mostrato il Montalbano televisivo di Alberto Sironi, la cui qualità e il cui successo sono dovuti in gran parte proprio agli attori siciliani che caratterizzano gli episodi. Lo conferma il secondo film di Pif, Pierfrancesco Diliberto, In guerra per amore. La vicenda è ambientata a Crisafulli, nel 1943, cioè in piena seconda guerra mondiale. La parte del conflitto che si intreccia con la trama è lo sbarco in Sicilia degli angloamericani.

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Il tema è lo stesso della Brexit: Donald Trump presidente degli Stati Uniti d’America pone la questione della distanza enorme tra le élite e la società. Le élite economiche, politiche, culturali non sono più decisive. Si tratta di una vera svolta, di un cambiamento autentico che farà epoca. Per definire qualcosa di analogo accaduto nel passato in genere si usa la parola rivoluzione.

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L’annuncio del presidente Obama alla vigilia dell’11 settembre, di «una vasta coalizione per respingere la minaccia terrorista» dello stato islamico,1 mi ha fatto pensare alla Lega santa che nel 1571 distrusse a Lepanto la flotta ottomana. Dopo quasi cinque secoli, lo scontro cruento tra Occidente cristiano e Oriente islamico è ancora attualità. Ciò dice che l’oggetto del contendere non è un’inezia. Continua »

Il cinquantesimo anniversario della morte di John Fitzgerald Kennedy ha mostrato due diversi approcci a ciò che accadde a Dallas il 22 novembre 1963. Da una parte l’attenzione verso la ricostruzione dei fatti e la successiva loro lettura. Dall’altra opinioni sulla figura del presidente Kennedy, frutto di una seleziona di cosa considerare e cosa tenere in minore o in alcun conto. Continua »

Chi ha ucciso John Fitzgerald Kennedy? Chi sono gli esecutori dell’assassinio e chi i mandanti? È stato Lee Oswald da solo a pensare e mettere in atto il delitto? A cinquant’anni dalla morte del presidente Kennedy queste domande non hanno ancora risposte condivise. Continua »

Ci sono fatti del passato recente che ritornano spesso nel dibattito pubblico, parlato e scritto. Più che tornare, sembrano averci preso dimora. Meglio, tornano proprio perché non sono mai andati via. Perché di essi è intessuta una parte considerevole dell’immaginario comune. Fatti che sono paradigmi di un tempo. Sorprendenti, tragici, clamorosi. Esprimono continuità e dicono che un’epoca non è finita.

È accaduto questo all’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Continua »

Claude Monet, Impression. Soleil levant, 1872, particolare (marmottan.fr)Bandiere colorate, che una lunga fune tiene legate all’albero di una nave. Il vento le arrotola, le distende, le mostra, le nasconde a una vista che guardi dalla banchina del porto. Sono immerse nella luce di un sole che riesce a spuntare tra le nuvole bianche.

L’arte è sottrazione. È qualcosa che somiglia a un non finito fisico o concettuale. È accenno, è annuncio. Fissità apparente di un attimo, il cui moto continua nella mente e nel cuore di chi osserva. L’arte è astrazione. Non sono solo i dettagli, più o meno presenti, a narrare, ma ciò che manca. L’arte è disvelamento. Ma non vuol dire mostrare, piuttosto evocare, saper indicare, riuscire a vedere. «Beati sono coloro che vedono il bello in posti semplici e umili dove gli altri non vedono nulla» (Camille Pissarro). Continua »

Il 22 novembre 2003 è ricorso un anniversario importante, quarant’anni dall’uccisione di John Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America. Il poeta inglese Alfred Tennyson ha scritto: «L’autorità dimentica un re morente». Continua »